Il caldo da record di questa estate potrebbe lasciare un segno evidente anche sulle bollette della luce di agosto. Condizionatori accesi per molte ore e consumi più elevati pesano inevitabilmente sulla spesa delle famiglie, ma le temperature eccezionali raccontano soltanto una parte della storia. Dietro a una fattura particolarmente salata, infatti, ci sono anche altri fattori che stanno incidendo sul costo finale dell’elettricità.
- Consumi record e prezzo dell’energia: perché la bolletta può aumentare
- Sempre più condizionatori nelle case italiane
- Il tipo di condizionatore può fare una grande differenza
Consumi record e prezzo dell’energia: perché la bolletta può aumentare
Il primo dato da tenere d’occhio riguarda la quantità di energia richiesta dal Paese. Secondo i dati riportati da Terna, a luglio 2026 la domanda elettrica italiana ha raggiunto 32,5 TWh, il valore più alto mai registrato, con una crescita dell’8,3% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Il picco è arrivato lo scorso 15 luglio, quando la potenza richiesta ha toccato i 58 GW.
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Il caldo ha avuto un peso importante, ma non spiega tutto: depurando il dato dall’effetto delle temperature, la domanda sarebbe comunque cresciuta del 5,1%. A rendere più pesante la situazione c’è soprattutto il prezzo dell’elettricità, spinto verso l’alto anche dalle tensioni internazionali e dall’aumento delle quotazioni del gas, al quale il mercato elettrico italiano resta strettamente legato. Gli effetti potrebbero quindi comparire nelle bollette di luglio e agosto e, secondo quanto riportato, trascinarsi anche a settembre.
Sempre più condizionatori nelle case italiane
A tutto questo si aggiunge un cambiamento ormai evidente nelle abitudini degli italiani. L’aumento delle temperature ha favorito una diffusione sempre maggiore dell’aria condizionata: secondo i dati Istat citati nel documento, nel 2024 il 56% delle famiglie italiane disponeva di almeno un sistema di condizionamento, contro il 48,8% del 2021 e appena il 29,4% del 2013. In poco più di dieci anni, quindi, la percentuale è quasi raddoppiata.
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Le differenze territoriali, però, sono notevoli. In Sicilia il condizionamento è presente nel 73,1% delle famiglie, in Veneto nel 71,1%, in Emilia-Romagna nel 67,6% e in Sardegna nel 66,4%. Molto più basse le percentuali in Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige. Anche nei grandi centri urbani e nelle zone di pianura la diffusione degli apparecchi è decisamente maggiore.
Il tipo di condizionatore può fare una grande differenza
Non basta però sapere per quante ore resta acceso il climatizzatore: conta anche quale apparecchio si utilizza. I vecchi sistemi “on-off” funzionano portando il motore alla massima potenza, spegnendosi una volta raggiunta la temperatura desiderata e riaccendendosi ciclicamente. I modelli inverter, invece, regolano progressivamente la potenza necessaria e riescono così a mantenere più stabile la temperatura consumando meno.
Secondo le stime indicative citate, un inverter può arrivare a consumare fino al 30-40% di elettricità in meno rispetto a un apparecchio on-off. Sul conto finale incidono poi la classe energetica, l’isolamento termico dell’abitazione, la temperatura impostata e la manutenzione: filtri sporchi o livelli non corretti di gas refrigerante possono aumentare ulteriormente i consumi. Per chi valuta di sostituire un impianto datato, il documento ricorda infine la possibilità di ricorrere alle detrazioni previste da Ecobonus e bonus ristrutturazioni, nei casi e con le percentuali stabilite dalla normativa.