Una pulcinella di mare a Taranto: non succedeva dal 1800

La scoperta rimarca la grande importanza del Golfo di Taranto

10 Giugno 2021
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Un ritorno che ha davvero dell’incredibile e che merita di essere festeggiato. La Pulcinella di mare torna a farsi vedere nel Golfo di Taranto. Un evento eccezionale dal momento che l’ultima segnalazione risale a fine Ottocento. Lo straordinario avvistamento è stato effettuato dai ricercatori della Jonian Dolphin Conservation, organizzazione che si occupa di studiare e tutelare non soltanto i cetacei, ma anche gli altri animali che abitano il golfo tra Puglia, Basilicata e Calabria.

Stefano Bellomo, ricercatore Jdc, fa sapere, come riporta Repubblica.it: “Per noi ogni giornata in mare è una grande avventura. Conosciamo sempre meglio i cetacei del Golfo di Taranto e rimaniamo estasiati dall’importantissimo patrimonio naturalistico del ‘nostro’ mare. Appena avvistato il raro Pulcinella di mare a bordo del catamarano eravamo entusiasti e la nostra prima preoccupazione è stata immortalare questo straordinario momento“.

La pulcinella di mare è un uccello marino bianco e nero, che si caratterizza per il suo becco colorato, ed è stato individuato nel mar Ionio settentrionale, a circa otto miglia dalla costa tarantina. La scoperta ha entusiasmato anche gli ornitologi del centro studi de Romita, istituto di ricerca scientifica che collabora con la Jonian Dolphin Conservation per il monitoraggio degli uccelli marini. “Il Pulcinella di mare è una specie tipica delle scogliere dell’oceano Atlantico settentrionale – spiega l’ornitologo Cristiano Liuzzi – in particolare dei paesi del Nord Europa, come l’Islanda, quindi i suoi avvistamenti nel Mediterraneo sono molto rari, quasi esclusivamente limitati al Mar Tirreno settentrionale”.

Questa scoperta tra le altre cose rimarca ancora una volta la grande importanza del Golfo di Taranto, che ospita numerose specie marine oltre a delfini e capodogli. “L’analisi qualitativa e quantitativa della biodiversità attraverso le campagne di monitoraggio scientifico della Jdc sottolinea, ancora una volta, l’urgente necessità dell’istituzione di una Zona di protezione speciale”, chiosa Roberto Carlucci, docente di Ecologia all’Università di Bari.

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