Roma saluta Valentino Garavani con la discrezione che lui stesso ha sempre imposto al suo mito: un addio solenne, ma misurato, nel quale a parlare non sono stati tanto i clamori, bensì i dettagli. E tra tutti, ce n’è uno che ci resta addosso più di ogni altro: quel nome inciso sulla tomba, come un ultimo gesto d’amore che non ha bisogno di spiegazioni.
- Valentino Garavani: un addio a Roma tra compostezza e simboli silenziosi
- La cappella al Flaminio e quel nome inciso: l’ultimo gesto d’amore di Giammetti
Valentino Garavani: un addio a Roma tra compostezza e simboli silenziosi
L’ultimo saluto a Valentino Garavani si è svolto nella mattinata di venerdì 23 gennaio, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in piazza della Repubblica: uno dei luoghi più solenni e scenografici della Capitale. Una cerimonia raccolta ma partecipata, capace di riunire moda, istituzioni, spettacolo e amicizie di una vita, tutte strette attorno alla figura di un uomo che ha portato l’eleganza italiana nel mondo.
Il rito funebre, celebrato da don Pietro Guerini, ha seguito una linea di sobrietà quasi “valentiniana”: il feretro è entrato in Basilica solo quando i presenti erano già al loro posto, accompagnato da un sottofondo musicale scelto con discrezione. Anche gli addobbi floreali hanno rispettato una regola precisa, rigorosa ed essenziale: fiori bianchi, gli stessi della camera ardente, a ribadire un’estetica fatta di misura e purezza, e di quel bianco che nel linguaggio della moda è insieme eleganza e assenza di eccesso. In un’epoca di funerali trasformati spesso in eventi, Roma ha salutato Valentino come si saluta un’icona autentica: con rispetto, senza sovraccaricare il momento di parole inutili.
La cappella al Flaminio e quel nome inciso: l’ultimo gesto d’amore di Giammetti
Dopo la cerimonia, il racconto si è spostato là dove la memoria diventa materia: al Cimitero Flaminio, a Prima Porta, luogo della sepoltura di Valentino Garavani. Non una tomba qualunque, ma una cappella di famiglia voluta dallo stesso stilista insieme a Giancarlo Giammetti, socio storico e compagno di una vita. È qui che il dettaglio diventa rivelazione: una struttura circolare, circondata da ampie vetrate e aiuole curate, progettata come uno spazio di raccoglimento, più vicino a un’idea di “casa della memoria” che a un monumento.
Ed è proprio in questo luogo che si concentra il gesto destinato a commuovere: Giammetti, 83 anni, ha annunciato che un giorno riposerà accanto a Valentino nella stessa cappella. Ma soprattutto, i loro nomi sono già incisi sulla lapide.
Un’anticipazione che non ha nulla di teatrale: è, semmai, la forma più concreta e definitiva di una promessa. Non un omaggio postumo, ma un patto scritto nella pietra, come a dire che quella storia — nata nel lavoro, cresciuta nella complicità e diventata vita condivisa — non si interrompe con l’ultimo saluto di questi giorni.
In fondo, la potenza di quel nome sulla tomba sta tutta nella semplicità di un gesto d’amore. Racconta un legame che ha attraversato decenni di creazione e di quotidianità, di successi e di ombre, di eleganza pubblica e intimità privata. E suggella, senza bisogno di retorica, una delle grandi storie del Made in Italy: non solo una maison, non solo un marchio, ma un mondo costruito in due. Valentino se n’è andato, ma quel gesto di Giammetti — inciso prima ancora che il tempo lo rendesse necessario — resta come l’ultima firma su una vita intera.