Il profilo della Valle dell’Inferno, uno degli angoli più suggestivi del complesso Somma-Vesuvio, è cambiato. Il celebre arco naturale conosciuto come “Occhio del Diavolo” è crollato, facendo scomparire una delle formazioni rocciose più riconoscibili dell’area vesuviana.
La struttura era diventata negli anni un punto di riferimento per gli escursionisti che percorrevano la valle, non soltanto per il curioso soprannome. Vista dalla giusta prospettiva, l’apertura nella roccia ricordava infatti la forma di un grande occhio rivolto verso il paesaggio vulcanico. La notizia del crollo segna così la perdita di un elemento caratteristico di un territorio che, per sua stessa natura, continua a trasformarsi sotto l’azione del tempo e degli agenti atmosferici.
- Cos'era l'Occhio del Diavolo del Vesuvio
- Dove si trova la Valle dell'Inferno
- Perché le formazioni naturali possono cambiare e scomparire
Cos’era l’Occhio del Diavolo del Vesuvio
L’Occhio del Diavolo non era un manufatto costruito dall’uomo ma una formazione naturale legata alla storia vulcanica del Somma-Vesuvio. L’arco si trovava lungo l’itinerario della Valle dell’Inferno, sul versante orientale del complesso vulcanico. La particolare apertura nella parete rocciosa era stata modellata nel tempo dagli eventi vulcanici e successivamente modificata dall’erosione e dalle intemperie. Proprio la sua sagoma aveva contribuito alla nascita del nome con cui era conosciuta da escursionisti e appassionati.
La Valle dell’Inferno è del resto un luogo nel quale la geologia del Vesuvio si mostra quasi senza filtri. Lungo gli itinerari si incontrano depositi vulcanici, pareti rocciose, antiche colate e formazioni di lava solidificata. Tra gli elementi più caratteristici ci sono anche le cosiddette lave a corda, che devono il nome all’aspetto assunto dalla superficie durante il raffreddamento. L’area permette inoltre di osservare da una prospettiva privilegiata il Monte Somma e il cono più giovane del Vesuvio.
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Dove si trova la Valle dell’Inferno
Il nome potrebbe suggerire un ambiente completamente spoglio e inospitale, ma oggi la Valle dell’Inferno presenta anche ampie zone ricoperte dalla vegetazione tipica dell’ambiente vesuviano.
Uno degli itinerari che attraversano la valle parte dal territorio di Ottaviano e conduce verso i Cognoli del Monte Somma. La zona permette di osservare da vicino le tracce lasciate dalle diverse fasi della storia eruttiva del vulcano.
La valle conserva inoltre testimonianze dell’eruzione del 1944, l’ultima eruzione del Vesuvio, che modificò ancora una volta il paesaggio del vulcano. Roccia, vegetazione e depositi delle eruzioni convivono quindi lungo un percorso che racconta materialmente l’evoluzione del territorio. L’Occhio del Diavolo era uno dei punti più facilmente riconoscibili proprio perché la sua forma emergeva con evidenza dalla parete rocciosa.
Perché le formazioni naturali possono cambiare e scomparire
Il crollo ricorda anche un aspetto essenziale dei paesaggi geologici: ciò che appare immutabile alla scala della vita umana è in realtà sottoposto a una trasformazione continua.
Pioggia, vento, sbalzi di temperatura ed erosione agiscono sulle rocce, ampliando lentamente fratture e punti di debolezza. Nel caso di strutture naturali sottili o sporgenti, il processo può proseguire fino al distacco di una parte della formazione. Questo principio generale non permette comunque da solo di stabilire la causa precisa del cedimento dell’Occhio del Diavolo. Per attribuire il crollo a uno specifico fenomeno serviranno valutazioni tecniche sul posto.