L’Arca di Noè è stata davvero ritrovata? Una scoperta a circa nove metri di profondità riaccende uno dei misteri più affascinanti della Bibbia. Gli scienziati avrebbero individuato delle tracce che sembrano appartenere alla leggendaria imbarcazione del Diluvio universale. Ma c’è una domanda che incuriosisce più di tutte: ciò che è emerso dal sottosuolo assomiglia davvero all’Arca descritta nelle Sacre Scritture?
- Una sagoma lunga 157 metri che incuriosisce da decenni: si tratta dell’Arca di Noè?
- Legno bruciato a nove metri: che cosa hanno trovato
- Tre livelli come nella Bibbia: il mistero resta aperto
Una sagoma lunga 157 metri che incuriosisce da decenni: si tratta dell’Arca di Noè?
Andiamo con ordine e partiamo dal principio. La pista porta nella Turchia orientale, ai piedi del monte Ararat, dove una strana formazione del terreno continua a far discutere. Si chiama Durupınar e, vista dall’alto, ricorda in modo sorprendente lo scafo di una gigantesca nave.
Misura circa 157 metri di lunghezza e venne individuata nel 1959 grazie a fotografie aeree militari. Da allora in tanti giurano di avervi riconosciuto l’imbarcazione sulla quale, secondo la Bibbia, Noè salvò la propria famiglia e gli animali dal Diluvio universale. Una somiglianza che, per gli appassionati, appare troppo precisa per essere una semplice coincidenza.
LEGGI ANCHE: Negli antichi Vangeli di York si nasconde un mistero di 3.500 anni fa: la scoperta degli scienziati su un virus
A riaccendere il caso è il gruppo privato Noah’s Ark Scans, che da anni studia questo rilievo dalla forma singolare. I ricercatori hanno realizzato anche un modello tridimensionale del sito, per osservare meglio le sue caratteristiche. Ora, però, sostengono di aver raccolto indizi ancora più intriganti sotto la superficie: qualcosa che, almeno secondo la loro interpretazione, potrebbe cambiare la storia di uno dei più celebri enigmi dell’umanità.
Legno bruciato a nove metri: che cosa hanno trovato
Il dettaglio che ha fatto esplodere la curiosità arriva dalle perforazioni effettuate nel terreno. Andrew Jones, fondatore del progetto, ha raccontato che a quasi nove metri di profondità sarebbero stati recuperati frammenti di legno, alcuni carbonizzati e altri apparentemente non bruciati.
Potrebbero essere quindi i resti dell’Arca di Noè? Il ricercatore non esclude questa possibilità, ma ammette anche che potrebbero esserci delle spiegazioni differenti.
LEGGI ANCHE: Scoperto in Thailandia il ‘fiore del diavolo’: è l’unico capace di sopravvivere senza fotosintesi. Come è fatto
Il materiale potrebbe infatti provenire da un antico fuoco acceso da qualche pastore che aveva trovato riparo nella zona. Oppure, secondo le ipotesi del gruppo, potrebbe essere stato annerito da un incendio intenzionale, da un fulmine o da attività vulcanica.
Non è tutto. Le scansioni effettuate tramite georadar avrebbero mostrato anomalie sotterranee, cavità e strutture simili a corridoi. Khosrow Bakhtar, scienziato che ha supervisionato le indagini radar, ha definito i risultati tra i più significativi della sua lunga carriera. Secondo il team, quelle tracce non sarebbero facilmente spiegabili come semplici forme geologiche. E l’idea di una struttura nascosta fa nuovamente il giro del mondo.
Tre livelli come nella Bibbia: il mistero resta aperto
Ed ecco il particolare più suggestivo: nelle immagini radar i ricercatori sostengono di aver riconosciuto uno strato compatto suddiviso in tre fasce. Una coincidenza che richiama direttamente la descrizione biblica dell’Arca, costruita con tre ponti. L’archeologo turco Cenker Atila, dell’Università Sivas Cumhuriyet, ha sottolineato proprio questa somiglianza tra il racconto sacro e i dati raccolti sul terreno.
LEGGI ANCHE: Perché la maggior parte delle statue egizie ha il naso rotto? Non è solo colpa del tempo
Il gruppo è arrivato a sostenere che la formazione sarebbe un manufatto umano e non un semplice capriccio della natura. Ma la questione è tutt’altro che chiusa. Da tempo numerosi geologi e archeologi interpretano Durupınar come il prodotto di processi naturali: colate di fango sviluppatesi attorno a un crinale calcareo, che avrebbero creato la curiosa sagoma di nave.
Anche la presenza di legno nel sottosuolo, in un territorio abitato da millenni, non basta a dimostrare l’esistenza dell’Arca.