L’intelligenza artificiale e il suo sviluppo vengono spesso associati a computer, algoritmi e innovazione digitale, ma c’è qualcosa che sta iniziando a cambiare. E anche in modo molto concreto: il modo in cui riscaldiamo le nostre case. In alcune città europee, infatti, le tecnologie legate all’AI stanno già contribuendo a ridurre consumi e bollette sfruttando una risorsa finora considerata uno scarto. Un sistema in grado di coniugare energia, sostenibilità e infrastrutture urbane. Ma come funziona?
- Il calore nascosto dei data center: l’AI utilizzata come riscaldamento
- Come può funzionare il riscaldamento alimentato dall’energia dei data center
- Una forma di riscaldamento sostenibile (ma con dei limiti)
Il calore nascosto dei data center: l’AI utilizzata come riscaldamento
Andiamo con ordine e partiamo dalle basi. Dietro ogni ricerca online, piattaforma di streaming o sistema di intelligenza artificiale esistono i data center: enormi strutture che ospitano server e processori attivi 24 ore su 24. Queste infrastrutture consumano quantità enormi di energia elettrica e, soprattutto, producono grandi quantità di calore durante il funzionamento.
Normalmente questo calore viene disperso nell’ambiente attraverso sistemi di raffreddamento, facendo sì che si ponga tradizionalmente come uno dei principali problemi energetici del settore tecnologico. Negli ultimi anni, però, diversi Paesi europei hanno iniziato a ribaltare la prospettiva: invece di considerare questa energia uno spreco, la stanno trasformando in una risorsa.
In Finlandia, ad esempio, il calore generato dai data center alimentati anche dalle tecnologie AI viene recuperato e utilizzato per riscaldare abitazioni e edifici urbani. Il principio è semplice ma innovativo: intercettare l’energia termica prodotta dai server e convogliarla verso reti cittadine di distribuzione del calore, riducendo così la necessità di sistemi tradizionali come le caldaie domestiche.
Come può funzionare il riscaldamento alimentato dall’energia dei data center
Il processo tecnico alla base di questo modello combina infrastrutture digitali e sistemi di teleriscaldamento urbano. I server dei data center generano calore continuo mentre elaborano dati, addestrano modelli di intelligenza artificiale o gestiscono servizi cloud e streaming.
Questo calore viene trasferito a un circuito d’acqua che inizialmente raggiunge temperature comprese tra 25 e 35 gradi. Successivamente entrano in funzione grandi pompe di calore industriali, che aumentano progressivamente la temperatura fino a circa 90 gradi, rendendola adatta alla distribuzione domestica attraverso le reti cittadine.
Uno dei progetti più avanzati si trova nei pressi di Helsinki, dove un cluster di data center punta a fornire energia termica a circa 100mila abitazioni e a coprire fino al 40% del fabbisogno di riscaldamento della città di Espoo. In realtà più piccole, come Mäntsälä, sistemi simili riescono già a riscaldare gran parte della popolazione locale.
La diffusione di questa tecnologia nei Paesi nordici non è casuale. Da un lato, le basse temperature esterne aiutano a raffreddare naturalmente i server, riducendo i consumi energetici. Dall’altro, queste nazioni dispongono da decenni di reti di teleriscaldamento centralizzate, infrastrutture fondamentali per trasportare l’acqua calda attraverso tubature sotterranee fino agli edifici residenziali.
Una forma di riscaldamento sostenibile (ma con dei limiti)
L’idea di riscaldare le case grazie all’energia prodotta dai data center può sembrare paradossale, ma in realtà si tratta di un esempio concreto di economia circolare: l’energia utilizzata per alimentare servizi digitali viene recuperata sotto forma di calore e riutilizzata invece di essere dispersa.
Questo approccio consente di ridurre le emissioni complessive e abbassare i costi energetici per migliaia di famiglie, trasformando un problema ambientale in un’opportunità. Tuttavia, non rappresenta una soluzione definitiva. Il recupero del calore non elimina l’impatto energetico dei data center, ma ne migliora l’efficienza complessiva.
Inoltre, il modello non è facilmente replicabile ovunque. Per funzionare servono condizioni precise: i data center devono trovarsi vicino alle aree urbane per evitare dispersioni di energia durante il trasporto del calore e le città devono possedere reti di teleriscaldamento moderne e diffuse.