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Morto per 40 minuti, quando si è svegliato era un'altra persona: la storia di Patrick

A 39 anni il cuore si ferma, dopo il coma una nuova vita tra fragilità e consapevolezza

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

Content Specialist

Ha conseguito un Master in Marketing Management e Google Digital Training su Marketing digitale. Si occupa della creazione di contenuti in ottica SEO e dello sviluppo di strategie marketing attraverso canali digitali.

Un caso estremo di morte apparente, con un risveglio straordinario. A soli 39 anni, Patrick Charnley, scrittore inglese di Bristol, ha vissuto un’esperienza al limite tra la vita e la morte: un arresto cardiaco lo ha lasciato senza battito per 40 minuti. Oggi, a 44 anni, racconta come quell’evento abbia trasformato radicalmente la sua esistenza, cambiando non solo il suo stato di salute ma anche il suo modo di guardare il mondo.

Il malore improvviso e i 40 minuti senza battito

Era il 2021, in piena pandemia. Una sera apparentemente normale: Patrick era sul divano di casa con la moglie e i due figli quando un malore improvviso lo ha fatto svenire. Il suo cuore ha smesso di battere.

La moglie ha iniziato immediatamente la rianimazione cardiopolmonare, mentre i bambini hanno cercato aiuto. All’arrivo dei soccorsi, il cuore non dava ancora segni di ripresa e nemmeno il defibrillatore sembrava funzionare. Dopo 40 minuti clinicamente morto, il cuore ha ripreso a battere. Un tempo lunghissimo, che avrebbe lasciato conseguenze profonde.

Il coma e la lesione cerebrale

Dopo una settimana di coma, Patrick si è risvegliato. Ma nulla era più come prima. L’episodio, causato da una condizione ereditaria, aveva provocato una grave lesione cerebrale con effetti su vista, memoria e capacità cognitive.

Al risveglio non vedeva nulla. Solo con il tempo ha recuperato parzialmente la vista, ma il percorso è stato lungo e complesso, tra interventi chirurgici – incluso un’operazione a cuore aperto – e mesi di riabilitazione.

Le allucinazioni e la sindrome di Charles Bonnet

Durante il periodo di cecità totale, Patrick ha vissuto frequenti allucinazioni visive. Alcune erano inquietanti, altre straordinariamente belle.

I medici hanno spiegato che si trattava della sindrome di Charles Bonnet, una condizione che colpisce chi soffre di gravi disturbi visivi: quando il cervello non riceve più stimoli dalla vista, “riempie il vuoto” creando immagini autonome.

Un fenomeno scientificamente noto, ma emotivamente destabilizzante.

Apatia patologica e nuova identità

Tra le conseguenze più difficili c’è stata la cosiddetta apatia patologica. Non depressione, ma una sorta di distacco emotivo costante, come se nulla potesse davvero preoccupare o coinvolgere. Grazie all’uso di farmaci ed un un percorso di psicoterapia, Patrick ha recuperato sia la motivazione che la stabilità. Tuttavia, la sua energia non è più quella di un tempo e ha bisogno dell’aiuto quotidiano della moglie per molte attività. Lui stesso descrive la sua condizione con lucidità: “Vivo come se fossi molto, molto vecchio”.

Una nuova felicità: vivere lentamente

Eppure, nonostante le difficoltà, Patrick non tornerebbe mai indietro. L’arresto cardiaco ha cambiato la sua prospettiva. Oggi vive con un ritmo più lento, meno frenetico. Può essere presente quando i figli tornano da scuola. Può dedicare tempo alla famiglia e osservare ciò che prima ignorava.

“Molte persone sono troppo impegnate per vivere davvero”, ha raccontato. Questa lentezza forzata gli ha insegnato a vedere la bellezza delle piccole cose, a valorizzare la famiglia, a riscoprire una forma di felicità consapevole. La sua vita non è più quella di prima. È più fragile, più complessa, ma anche – come dice lui – molto più ricca.

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