Ma quale Parigi: Cenerentola è napoletana

Cenerentola non era francese, ma napoletana: la verità su una delle fiabe più famose e conosciute di sempre

Che non si dica che Cenerentola era parigina: la giovane sventurata, infatti, veniva da uno dei rioni di Napoli.

Nei giorni scorsi la Zanichelli ha fatto un errore che non è passato inosservato ai napoletani. Soprattutto il Movimento Neoborbonico non è di certo stato a guardare inerme quello che stava succedendo. Ma partiamo dal principio, come si conviene a tutte le favole: c’era una volta, in un paese lontano lontano, un uomo di nome Charles Perrault. Questo gentiluomo di mestiere faceva lo scrittore, e nel 1967 realizzò un libro di fiabe, tra cui figurava anche “Cendrillon”, da noi conosciuta come Cenerentola. Tanti racconti ideati da Perrault sono in realtà ricalcati su quelli scritti, tra il 1634 e il 1636, da Giambattista Basile. Uno scrittore di Napoli che aveva anche realizzato “Lo cunto de li cunti”, ossia una raccolta di fiabe che includeva al suo interno la versione originale della fiaba di Cenerentola. Ma qual è stato il problema con questa favola antica?

La Zanichelli, infatti, aveva attribuito la paternità della favola di Cenerentola a Charles Perrault e non a Giambattista Basile. Il Movimento Neoborbonico ha deciso allora di puntualizzare e chiedere alla casa editrice di correggere le sue parole. Cosa che la Zanichelli ha prontamente fatto con un post su Facebook, specificando che aveva deciso di dare più attenzione alla Cenerentola di Perrault solo per celebrare lo scrittore nell’anniversario della sua nascita. «Il titolo di una delle fiabe più famose al mondo, Cenerentola, è entrato a far parte del vocabolario della lingua italiana Zingarelli quale nome comune per indicare una ragazza ingiustamente umiliata o, per estensione, qualsiasi cosa che non sia tenuta nella debita considerazione. La fiaba, originariamente scritta da Giambattista Basile in napoletano, fu poi rivista da Charles Perrault, che nacque il 12 gennaio del 1628 e a cui si deve la versione della storia oggi più nota».

“Lo cunto de li cunti” è un libro molto apprezzato nel panorama della letteratura italiana: simile nella struttura al “Decameron” di Boccaccio (cinquanta fiabe raccontate da dieci oratrici in cinque giornate), è considerato uno dei romanzi popolari più esemplificativi del nostro paese. Al suo interno si trova anche la fiaba della “Gatta Cenerentola”, ambientata in una Napoli molto più dura e cupa della città narrata da Perrault.

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