Cosa ci hanno lasciato 12 anni di Luci della Centrale Elettrica

Il progetto delle Luci della Centrale Elettrica è ormai terminato, e Vasco Brondi sta aprendo un nuovo capitolo della sua carriera

Ormai è ufficiale: Vasco Brondi ha spento le luci della sua centrale elettrica. Lasciandoci addosso una sensazione di nostalgia, tristezza, ma anche di grande gratitudine.

Nel 2007 un cantautore si affacciava nel panorama musicale underground italiano: il suo nome era Vasco Brondi. A differenza di tanti altri artisti, però, non aveva nessun interesse a farsi conoscere con il suo nome di battesimo: meglio qualcosa di più evocativo, qualcosa che lo rappresentasse e potesse richiamare negli occhi degli altri un’immagine ben precisa. E cosa poteva esserci di meglio delle luci della centrale elettrica dell’ex polo industriale Montedison di Ferrara? Vasco Brondi e tutti i ragazzi della sua città sono cresciuti vedendo quelle luci, un vero e proprio mito per gli abitanti del luogo. Ed è con quest’immagine in testa che chi ascolta i testi di Vasco Brondi si fa trasportare dalle emozioni suscitate dalle sue parole.

Si dice sempre che Vasco Brondi abbia cantato una generazione. La generazione dell’Erasmus, della vita lavorativa precaria, dei call center, delle relazioni amorose incasinate e appese a un filo a causa delle mille incertezze della nostra epoca. Delle lettere d’amore scritte al computer e delle anime che ansimavano per un’occupazione temporanea. È con le Luci della Centrale Elettrica che abbiamo capito che il caos che ci sentivamo dentro era proprio quell’insieme di violenze, speranze e quel rumore di scontri e di feste cantati in “La Terra, l’Emilia, la Luna”.

Vasco Brondi però, ha sempre detto di non aver cantato mai una generazione. Ma piuttosto storie di due o tre persone: «Non esiste un noi generazione”, ha detto più di una volta. Tre accordi fissi di chitarra acustica e parole che girano incasinate su quella musica: le canzoni della Luci della Centrale Elettrica sono abbastanza semplici a livello melodico, ma ciò che ha fatto il suo successo sono i testi. Si tratta di parole apparentemente senza senso capaci però di suscitare emozioni all’interno delle persone e che creano all’interno delle menti un disegno ben preciso. Vasco Brondi potrà anche dire che le sue canzoni non sono l’espressione di una generazione, ma in realtà è proprio così. I suoi testi raccontano l’incertezza dei nostri tempi e le speranze di ognuno di noi. Ha cantato le vite di persone che conosciamo e le esperienze che tanti hanno fatto.

Vasco Brondi ha chiuso la centrale. Le luci sono spente e questo ovviamente lascia una grande sensazione di tristezza. Ci rimangono però tantissime canzoni, un tesoro e un’eredità immensa che non andrà perduta. E continueremo a farci incantare dagli amori ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici e a vivere al di sopra dei nostri mezzi.

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