Esiste un vulcano che ogni giorno “sputa” oro: la scoperta che affascina gli scienziati

Nel cuore del continente ghiacciato si trova uno dei vulcani più straordinari del pianeta: il Monte Erebus, capace di disperdere nell’atmosfera minuscole particelle d’oro trasportate dai venti per oltre mille chilometri

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

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Nel luogo più remoto e inospitale della Terra esiste un vulcano che continua a sorprendere gli scienziati. Si tratta del Monte Erebus, il vulcano attivo più a sud del pianeta, situato sull’isola di Ross, in Antartide. Alto quasi 3.800 metri, questo imponente gigante domina il paesaggio glaciale circostante ed è uno dei pochi vulcani al mondo a ospitare un lago di lava permanente all’interno del proprio cratere.

La sua attività costante lo rende un vero laboratorio naturale per i ricercatori, che da decenni studiano i fenomeni geologici che si verificano nelle sue profondità. Tuttavia, ciò che rende l’Erebus davvero unico è un’altra caratteristica, ancora più sorprendente: la capacità di eruttare ogni giorno minuscole particelle d’oro.

La polvere d’oro dispersa nell’atmosfera

I pennacchi di gas e vapore emessi dal vulcano contengono infatti microscopici cristalli di oro metallico. Le dimensioni di queste particelle non superano i 20 micrometri, rendendole invisibili a occhio nudo ma rilevabili attraverso sofisticate analisi scientifiche.

Secondo le stime degli studiosi, il Monte Erebus potrebbe rilasciare nell’atmosfera fino a circa 80 grammi di oro al giorno. Una quantità modesta dal punto di vista economico, ma straordinaria dal punto di vista geologico.

Trasportate dalle correnti d’aria antartiche, queste particelle preziose possono percorrere distanze superiori ai 1.000 chilometri prima di depositarsi al suolo. Un fenomeno estremamente raro, che contribuisce ad alimentare il fascino di questo vulcano sospeso tra ghiaccio e fuoco.

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Il legame con l’Anello di Fuoco del Pacifico

L’attività dell’Erebus è strettamente collegata alla complessa dinamica geologica che interessa la regione. Il vulcano fa parte del vasto sistema noto come Anello di Fuoco del Pacifico, la cintura che circonda gran parte dell’Oceano Pacifico e che concentra alcune delle aree più attive dal punto di vista sismico e vulcanico.

In questa fascia, il continuo movimento delle placche tettoniche genera un’intensa attività geologica, favorendo la nascita di vulcani e provocando frequenti terremoti. Non sorprende quindi che l’Anello di Fuoco ospiti circa il 75% dei vulcani attivi della Terra e sia interessato da quasi il 90% degli eventi sismici registrati sul pianeta.

L’Erebus rappresenta una delle manifestazioni più affascinanti di questa incessante attività che modella la superficie terrestre.

La scoperta dell’oro nei pennacchi vulcanici

La presenza di oro nei gas emessi dal Monte Erebus venne identificata all’inizio degli anni Novanta da un gruppo di ricercatori delle Università del New Mexico e del New Hampshire.

Analizzando campioni raccolti nelle vicinanze del cratere e nell’aria circostante, gli studiosi individuarono minuscoli cristalli d’oro associati direttamente all’attività vulcanica. Le analisi dimostrarono inoltre che queste particelle potevano essere rintracciate anche a grandi distanze dalla loro sorgente originaria.

I risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista scientifica Geophysical Research Letters, offrirono una nuova prospettiva sui meccanismi di trasporto dei metalli attraverso i sistemi vulcanici.

Come si formano i microscopici cristalli d’oro

Secondo l’ipotesi avanzata dagli autori dello studio, l’oro verrebbe inizialmente trasportato dai gas vulcanici ad alte temperature, probabilmente sotto forma di cloruro. Durante il raffreddamento dei pennacchi, il metallo precipiterebbe dando origine ai minuscoli cristalli osservati nei campioni analizzati.

Questa scoperta ha permesso di comprendere meglio il ruolo svolto dai fluidi vulcanici nella mobilizzazione e nel trasporto dei metalli all’interno dei sistemi magmatici. Processi di questo tipo potrebbero infatti contribuire alla formazione di alcuni giacimenti minerari presenti nella crosta terrestre.

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