Il quadro emerso da una recente indagine condotta dalla piattaforma olandese Safaribookings è tutt’altro che lusinghiero per i viaggiatori nostrani. Intervistando 192 tour operator internazionali specializzati in safari in Africa, lo studio ha incoronato i turisti giapponesi come i migliori viaggiatori al mondo, relegando gli italiani all’ultimo posto assoluto con un desolante 1,3% di gradimento.
Le motivazioni alle spalle di questa bocciatura dipingono il profilo di un turista con un buon potere d’acquisto, ma segnato da gravi carenze di condotta: la tendenza al ritardo cronico, la manifesta insofferenza durante le escursioni e una marcata disattenzione verso le norme di sicurezza imposte dalle guide locali per tutelare l’incolumità dei visitatori e la serenità della fauna selvatica. A completare il ritratto negativo c’è poi il tema economico: i turisti italiani figurano tra i meno propensi a elargire mance adeguate, risultando agli occhi del personale locale decisamente avari rispetto agli statunitensi, veri leader della generosità economica.
Mance, buone maniere e spirito d’avventura: il confronto globale
Analizzando la classifica nelle singole categorie, la distanza tra l’Italia e i Paesi più virtuosi appare ancora più evidente. Nel campo della cortesia e delle buone maniere, il primato spetta al Giappone con il 21,1% delle preferenze, seguito da Norvegia (10,6%) e Svizzera (10,4%).
Quando si parla di budget e mance, invece, sono i viaggiatori provenienti dagli Stati Uniti a guidare la classifica con il 29,5% dei consensi, staccando nettamente Germania (13,1%) e Canada (10%). Gli americani risultano inoltre i primi per la spesa complessiva durante il soggiorno (24%), dove gli italiani si fermano a un modesto 2,2%. Sul fronte dello spirito d’avventura, la palma del vincitore va ai turisti tedeschi (21,1%), affiancati dai francesi (17,8%) e dagli olandesi (11%), mentre l’Italia resta staccata a metà classifica.
La passione per la buona tavola: il riscatto gastronomico
L’unico vero ambito in cui i viaggiatori italiani riescono a riscattarsi riguarda la dimensione del cibo e la curiosità gastronomica. Nella speciale classifica dedicata ai cosiddetti foodies — ovvero i viaggiatori più desiderosi di scoprire ed esplorare le tradizioni culinarie locali —, l’Italia si posiziona al sesto posto globale con il 7,6% delle preferenze.
Sebbene la cima della classifica gastronomica appartenga ai viaggiatori dell’India (18,7%), del Giappone (17,5%) e della Francia (12,4%), i turisti italiani dimostrano comunque una spiccata apertura e un reale interesse verso la cucina tipica dei Paesi che visitano, superando culture notoriamente più legate alle proprie abitudini come quella statunitense e britannica.
Etica dei safari e responsabilità: il vero nodo del turismo sostenibile
Al di là delle valutazioni comportamentali sui singoli popoli, i dati della ricerca sollevano interrogativi ben più ampi sulle dinamiche del turismo di massa e sull’impatto etico dei safari commerciali. La pretesa dei turisti di ottenere avvistamenti ravvicinati a ogni costo rischia di trasformare l’ambiente naturale in un parco a tema, alterando i delicati equilibri della fauna selvatica.
Quando la pressione del pubblico spinge le guide ad avvicinarsi troppo agli animali per garantirsi la mance, si finisce per disturbare specie vulnerabili in momenti delicati come la caccia o la cura dei cuccioli. La ricerca di uno scatto fotografico perfetto per i social network dimostra quanto sia urgente promuovere un modello di turismo sostenibile, fondato sul rispetto dell’ambiente e sulla consapevolezza del proprio impatto culturale e naturale.