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Il Nostradamus cinese avverte il mondo di "prepararsi" a un evento epocale

Il mondo deve davvero prepararsi? La profezia del Nostradamus cinese riaccende paure, dubbi e curiosità.

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Giuseppe Guarino

Giuseppe Guarino

Giornalista

Ph(D) in Diritto Comparato e processi di integrazione e attivo nel campo della ricerca, in particolare sulla Storia contemporanea di America Latina e Spagna. Collabora con numerose testate ed è presidente dell'Associazione Culturale "La Biblioteca del Sannio".

Tra paure, sguardi sul futuro e incertezze, arriva anche il “Nostradamus cinese”, che avverte il mondo di “prepararsi” a un evento epocale. Una frase che suona come una sorta di allarme globale e che riporta al centro della scena tante paure di tipo diverso: economiche, tensioni geopolitiche e scenari di crisi. Non è una profezia nel senso classico, ma una previsione cupa sul futuro prossimo, rilanciata in tv e diventata rapidamente virale. Il messaggio è chiaro: il mondo potrebbe entrare in una fase lunga, dura e imprevedibile.

Chi è il “Nostradamus cinese” e perché il suo avvertimento fa discutere

Il protagonista di questa nuova ondata di attenzione è il professor Xueqin Jiang, presentato dai media britannici come il “Nostradamus cinese”.

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L’etichetta che gli è stata data è alquanto suggestiva e sembra arrivare da un romanzo apocalittico, ma il contesto è molto concreto: Jiang è intervenuto durante una puntata di Piers Morgan Uncensored dedicata allo spettro di una possibile depressione globale.

Ad una domanda diretta del conduttore, che gli chiedeva se il mondo stesse andando verso una recessione globale, Jiang ha risposto con un quadro ancora più severo: non ci sarà una semplice frenata economica, ma una “depressione globale”. Secondo la sua lettura, quello a cui andiamo incontro non sarebbe un trauma breve, destinato a esaurirsi in pochi mesi, ma piuttosto un processo che sarebbe in grado di durare interi decenni. Da qui l’invito a “prepararsi”, o meglio a “tenersi forte”, perché il mondo starebbe entrando in una normalità nuova e sconosciuta.

La crisi globale tra economia, Medio Oriente e Stretto di Hormuz

Nelle parole di Jiang, l’eventuale scossa economica che ci riserva il futuro non nasce nel vuoto ma trova ovviamente le sue radici negli eventi del presente. Il professore collega il rischio di depressione anche alle tensioni internazionali, in particolare alla crisi nello Stretto di Hormuz e al ruolo di Cina, Stati Uniti e Iran.

Secondo la sua ricostruzione, Pechino avrebbe svolto un lavoro diplomatico dietro le quinte per spingere Teheran verso un cessate il fuoco, un comportamento giudicato insolito per la Cina, tradizionalmente più prudente nell’intervento negli affari interni di altri Paesi.

Il punto più inquietante, però, riguarda la possibile accelerazione dell’escalation: Jiang sostiene che la linea americana nelle trattative con l’Iran sia stata molto dura e che, nelle prossime settimane, le tensioni potrebbero salire ancora. In particolare, l’ipotesi di scortare petroliere con navi statunitensi attraverso lo Stretto di Hormuz viene descritta come una possibile provocazione, capace di innescare incidenti e conseguenze imprevedibili.

Perché Xueqin Jiang definisce questo scenario “epocale”

A rendere “epocale” l’avvertimento non è soltanto la previsione economica, ma l’idea di una crisi intrecciata: finanza, energia, guerra, diplomazia e infrastrutture vitali. Insomma, lo spettro di un futuro terribile sembra essere ad un passo.

La cosa peggiore è che, rispetto a tante profezie che sembrano arrivare da un passato remoto, questa affonda le sue radici nella contemporaneità. Ed è forse proprio per questo motivo che sembra farci più paura.

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