Fonte: 123rf

La "perduta" Atlantide finalmente ritrovata dopo 8.500 anni in uno scavo rivoluzionario

Gli archeologi hanno riportato alla luce i resti di un antico villaggio dell'Età della Pietra nascosto sotto le acque della baia di Aarhus

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

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Per secoli il mito di Atlantide ha alimentato racconti, teorie e spedizioni alla ricerca di una città perduta inghiottita dalle acque. Sebbene molti studiosi ritengano che la leggendaria isola descritta da Platone non sia mai esistita, recenti scoperte archeologiche dimostrano che intere comunità umane sono realmente scomparse a causa dell’innalzamento del livello del mare.

È proprio in questo contesto che gli archeologi hanno identificato quella che è stata ribattezzata la “Atlantide d’Europa”, un insediamento dell’Età della Pietra sommerso nella baia di Aarhus, in Danimarca.

La scoperta sotto le acque della Danimarca

Gli studiosi hanno recuperato numerosi reperti da un sito situato a circa otto metri di profondità, nei pressi della seconda città più grande della Danimarca. Grazie all’impiego di sofisticate attrezzature subacquee, i ricercatori hanno portato alla luce testimonianze straordinarie di una comunità vissuta circa 8.500 anni fa.

Tra i ritrovamenti figurano utensili in pietra, punte di freccia, resti animali, frammenti di legno perfettamente conservato e altri oggetti utilizzati nella vita quotidiana dagli antichi abitanti della zona.

Secondo gli esperti, il sito rappresenta una rara opportunità per comprendere come vivevano le prime popolazioni che si stabilirono lungo le coste europee dopo la fine dell’ultima era glaciale.

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Una capsula del tempo dell’Età della Pietra

Gli archeologi hanno definito il sito una vera e propria “capsula del tempo”. Quando il livello del mare iniziò a salire migliaia di anni fa, l’insediamento venne gradualmente sommerso. L’assenza di ossigeno nei sedimenti marini ha contribuito a preservare materiali organici che normalmente si deteriorano rapidamente sulla terraferma.

Questo eccezionale stato di conservazione consente ai ricercatori di studiare aspetti fondamentali della vita preistorica, dall’alimentazione alle tecniche di lavorazione del legno, fino alle modalità di adattamento ai cambiamenti ambientali.

Gli studiosi ritengono che queste informazioni possano aiutare a ricostruire il rapporto tra le antiche comunità umane e le trasformazioni climatiche del passato.

L’innalzamento dei mari cambiò il destino delle popolazioni costiere

La scoperta offre anche nuovi elementi per comprendere gli effetti dell’innalzamento del livello del mare sulle società preistoriche. Con la conclusione dell’ultima glaciazione, lo scioglimento dei ghiacci provocò profonde modifiche del paesaggio europeo.

Molte aree costiere finirono sommerse, costringendo le popolazioni di cacciatori-raccoglitori a spostarsi verso l’entroterra e ad adattarsi a nuove condizioni di vita.

Secondo gli esperti, tali eventi ebbero conseguenze significative non soltanto dal punto di vista geografico, ma anche sul piano sociale ed economico, ridefinendo il modo in cui le comunità si organizzavano e sfruttavano le risorse disponibili.

Il mistero di Doggerland, l’altra Atlantide del Nord

Quello della baia di Aarhus non è il primo sito ad essere accostato al mito di Atlantide. Un altro esempio emblematico è Doggerland, l’antica terra emersa che collegava l’attuale Gran Bretagna, la Danimarca e i Paesi Bassi.

Le prove dell’esistenza di questa vasta regione iniziarono ad emergere negli anni Trenta del Novecento, quando alcuni pescatori recuperarono reperti dal fondale del Mare del Nord. Gli studiosi hanno successivamente stabilito che Doggerland ospitava comunità umane migliaia di anni fa.

Circa 8.200 anni fa, però, una combinazione di innalzamento dei mari e un devastante tsunami provocato da una gigantesca frana sottomarina cancellò definitivamente questo territorio dalla carta geografica.

 

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