Se in Italia i concorrenti dei cooking show per eccellenza, MasterChef, spesso faticano a trasformare la popolarità televisiva in un successo duraturo nella ristorazione, in Corea del Sud il fenomeno sembra seguire un’altra traiettoria.
Lo dimostra il caso di Culinary Class Wars, il cooking show di Netflix che sta già producendo effetti concreti sul mercato della ristorazione locale. Secondo i dati diffusi dalla piattaforma di prenotazione CatchTable, nelle cinque settimane successive alla première della seconda stagione le prenotazioni e le liste d’attesa dei ristoranti gestiti dai concorrenti sono aumentate in media del 303% rispetto alle cinque settimane precedenti.
- Il format che conquista Millennials e Gen Z
- Il boom del turismo gastronomico in Asia
- Il cibo come esperienza culturale
- Anche gli hotel si reinventano
Il format che conquista Millennials e Gen Z
Il successo di Culinary Class Wars passa anche da una formula narrativa particolarmente efficace. Lo show divide infatti i partecipanti in due squadre: i Cucchiai Neri, che rappresentano gli chef emergenti, e i Cucchiai Bianchi, espressione dell’alta cucina e degli chef d’élite.
Una contrapposizione simbolica che riflette la dicotomia sempre più attuale tra street food e fine dining, due universi apparentemente opposti ma oggi sempre più interconnessi. Il format sembra aver fatto breccia soprattutto tra Millennial e Generazione Z, pubblici particolarmente sensibili alla scoperta di nuove culture attraverso il cibo e le esperienze autentiche.
Non a caso, durante un recente viaggio a Seoul, le prenotazioni per i ristoranti presenti nello show sono state definite da molti osservatori come praticamente impossibili da ottenere.
Il boom del turismo gastronomico in Asia
Il fenomeno legato al programma si inserisce in una tendenza molto più ampia: la crescita del turismo gastronomico in Asia.
Sempre più viaggiatori scelgono le proprie destinazioni anche in funzione dell’offerta culinaria. Il cibo non è più un elemento accessorio del viaggio, ma ne diventa spesso il vero motore.
In Giappone, ad esempio, circa l’82% dei turisti nel 2024 ha indicato il desiderio di provare la cucina locale come una delle principali motivazioni del viaggio, in netto aumento rispetto al 70% registrato nel 2015.
Il dato racconta con chiarezza una trasformazione profonda: il viaggio contemporaneo è sempre più legato alla ricerca di esperienze autentiche, capaci di raccontare il territorio, la sua cultura e la sua identità.
Il cibo come esperienza culturale
Oggi il cibo rappresenta uno dei mezzi più immediati per entrare in contatto con una cultura diversa dalla propria.
Dopo la pandemia, questa esigenza si è ulteriormente rafforzata. I viaggiatori non cercano soltanto luoghi iconici, ma desiderano vivere esperienze genuine, visitare aree meno turistiche e conoscere le persone attraverso le tradizioni locali.
Dalle pesche bianche di stagione in Giappone alle fragole locali, fino allo street food dei mercati asiatici, ogni piatto racconta un territorio e il suo ritmo naturale.
Anche gli hotel si reinventano
Il boom dell’interesse gastronomico sta spingendo anche il settore dell’ospitalità a ripensare la propria offerta.
Oggi i ristoranti presenti negli hotel non possono più limitarsi a essere semplici servizi accessori per gli ospiti, ma devono diventare destinazioni gastronomiche vere e proprie, capaci di competere con i migliori locali della città.
Molte strutture stanno investendo in esperienze immersive, come tour nei mercati locali, degustazioni guidate e percorsi culinari stagionali accompagnati dagli chef.
L’obiettivo è offrire al viaggiatore un’esperienza completa, che unisca comfort, territorio e cultura gastronomica.