La storia del cane Trento, alle prese con la disabilità

Ha vissuto per lungo tempo schiavo di una ‘gabbia mentale’ e ora è alle prese con la disabilità ma la vecchiaia del cane Trento è il più serena.

12 Maggio 2020
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Sono tante, ogni giorno, le storie che coinvolgono i nostri amici a quattro zampe e che riescono a emozionarci. L’ultima arriva da Pistoia e vede protagonista Trento, un cane che non ha avuto una vita facile, alle prese con la mancanza di libertà prima e con la disabilità poi. A raccontare i dettagli della vicenda è una operatrice dell’ENPA, Rossella, che ha rilasciato alcune dichiarazioni a LaZampa.it.

Trento ha vissuto per lungo tempo costretto nel box di un canile e, una volta liberato, ha mostrato un comportamento insolito che ha allertato il personale. Niente desiderio di correre o di allontanarsi senza guinzaglio, semplicemente di vivere: la gabbia di Trento era prima di tutto nella sua testa.

“Affiancata da una volontaria, ho portato per anni Trento in passeggiata – spiega Rossella su LaZampa – . Lui ha sempre ignorato cani e persone (un’ottima cosa, per evitare di mettersi nei guai) […] mi camminava incollato ad una gamba e non si allontanava mai, non annusava, non prendeva iniziative. Non mi piaceva. C’era qualcosa che non mi tornava.”

Questo, quindi, il sospetto: “Qualcuno aveva costruito per lui (probabilmente negli anni precedenti al suo arrivo in canile) una gabbia mentale che gli impediva di fare il cane: una struttura che lo obbligava ad aspettare delle direttive, a cercare qualcuno che decidesse per lui.” I tentativi di capire meglio le condizioni di Trento hanno confermato all’ENPA di Pistoia che l’animale aveva vissuto vincolato costantemente alle indicazioni umane.

Ne è seguito, quindi, un percorso per renderlo più autonomo e il silenzio è stata la chiave di volta. “Trento faceva lunghe passeggiate, vicino al fiume, nella calma e nel silenzio più totali e, a poco a poco, capiva che non volevamo chiedergli niente, che non avevamo niente da imporgli, che desideravamo per lui che scegliesse e che stesse bene.”

Durante queste passeggiate, però, è emerso un nuovo disagio, questa volta fisico, che ha reso sempre più debole l’animale. Una malattia neurodegenerativa ha iniziato a indebolirne le zampe fino a immobilizzarle. Anche in questo caso l’intervento dell’ENPA è stato fondamentale: “Abbiamo costituito una squadra di operatori e di volontari, che, ancora oggi, si alternano nel dare a Trento tutto ciò di cui qualsiasi cane, disabile o no, ha sempre bisogno”, dice ancora Rossella.

Oggi il cane riesce a muoversi con l’ausilio di uno speciale carrellino che lo sorregge e la sua vecchiaia è diventata la stagione migliore della sua vita.

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