La storia di Sofia Righetti, la ragazza che ha ispirato Saviano

La protagonista di questo meraviglioso brano televisivo ha riempito di vita e positività lo studio di Maria De Filippi

La prorompente bellezza del monologo scritto, e interpretato, da Roberto Saviano durante la finale di Amici sta nella sua pulizia. Nello spostare il focus di un testo essenziale, leggero ma dirompente dallo scrittore e giornalista alla protagonista di una vita fuori dall’ordinario, Sofia Righetti.

Sofia è una ragazza di una bellezza innegabile. Ha conquistato medaglie e riconoscimenti, suona in un gruppo rock, posa come modella, ama i tatuaggi, è al centro di una web serie e affronta questa diversità presunta con la determinazione, il sorriso e la vitalità di chi sceglie, ad ogni prova, di rendere unica la propria esistenza. Di fare come fosse un’opera d’arte.

La ragazza, originaria di Negrar, a soli cinque mesi è costretta a vedersela per la prima volta con le difficoltà della vita. Infatti un soffio al cuore porta i medici che la seguono a decidere di operarla, ma questo intervento purtroppo lascia dei segni: una lesione al midollo che la lascerà paralizzata. 

“Questa sera volevo iniziare mostrandovi delle fotografie. Lei è Sofia Righetti, campionessa di sci alpino e nel 2014 ha vinto l’oro nello slalom gigante e l’argento slalom speciale ai campionati speciali. Sofia Righetti suona la chitarra elettrica e per anni ha fatto parte di un gruppo metal ”Vodka for breakfast”. Ora è una fotomodella ed è stata testimone per un sito che promuove dieta vegana. Le piacciono i tatuaggi. Le foto che ho portato raccontano la sua vita e anche senza conoscerla capiamo immediatamente chi è lei. E’ una ragazza sportiva, energica, solare e bella. Questo è ciò che vediamo in queste immagini che sono in realtà ritagli di varie fotografie. Ora vi mostro le foto per intero. Cosa vedete? La prima che notate è che Sofia è in carrozzina. Anche questa è una sua caratteristica, ma il rischio è che per questa smettiamo di vedere tutte le altre. La identifichiamo come una ragazza in carrozzina e smettiamo di vedere la Sofia atleta, fotomodella. Vediamo solo la disabilità. Lei è sempre la stessa di prima e ad essere cambiata è la nostra visuale”.

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