Fonte: ANSA

Le previsioni apocalittiche di Stephen Hawking supportate dalla NASA: cosa accadrà molto presto

Clima, guerra nucleare, nuove tecnologie: Stephen Hawking temeva per il futuro della Terra. Ecco come gli studi della NASA riaccendono il dibattito.

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Giuseppe Guarino

Giuseppe Guarino

Giornalista

Ph(D) in Diritto Comparato e processi di integrazione e attivo nel campo della ricerca, in particolare sulla Storia contemporanea di America Latina e Spagna. Collabora con numerose testate ed è presidente dell'Associazione Culturale "La Biblioteca del Sannio".

Alcune previsioni inquietanti di Stephen Hawking tornano a far discutere e riaccendono una domanda che mette i brividi: quale futuro ci aspetta? A riportarle sotto i riflettori è anche la NASA, che sembra dare sostegno ai timori che espresse lo scienziato. Un intreccio tra allarmi e scenari estremi che sembra uscito da un film, ma impone di capire cosa sia stato previsto e quanto possa essere vicino. Ma cosa emerge dalle dichiarazioni?

La Terra come una «palla di fuoco»: l’allarme che diede Stephen Hawking

Andiamo con ordine e partiamo dalla prima immagine da brivido, ovvero quella della Terra trasformata in una gigantesca «palla di fuoco». Hawking aveva espresso le sue preoccupazioni per il futuro del pianeta e per le conseguenze delle attività umane, ponendo la data al 2600. Un numero capace di impressionare, che resta assai lontano (quasi sei secoli) dal nostro presente.

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Hawking ragionava anche sull’accumulo dei rischi nel tempo. Durante le Reith Lectures della BBC, nel 2016, spiegò che una catastrofe poco probabile in un singolo anno poteva diventare molto più plausibile nell’arco di mille o diecimila anni.

Tra i pericoli citava la guerra nucleare, il riscaldamento globale e i virus geneticamente modificati. Ma il senso del suo messaggio era riconoscere le minacce prodotte dal progresso e imparare a controllarle, preservando le possibilità di sopravvivenza dell’umanità. Hawking immaginava infatti che l’espansione nello spazio potesse ridurre la vulnerabilità della specie, avvertendo però che costruire colonie autosufficienti avrebbe richiesto ancora almeno un secolo.

Cosa dice davvero la NASA sulle previsioni apocalittiche di Hawking

La parte più sorprendente della vicenda riguarda il sostegno della NASA alle teorie di Hawking.

Un portavoce dell’agenzia spaziale ha parlato al Daily Star, ricordando che l’ente studia la Terra da oltre cinquant’anni, raccogliendo dallo spazio informazioni utili all’umanità su alcuni temi sollevati da Hawking. È una dichiarazione sul monitoraggio del nostro pianeta, forse proprio in seguito ai moniti del celebre scienziato.

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Le attività scientifiche richiamate sono concrete. La NASA osserva i cambiamenti climatici e segue gli oggetti che passano vicino alla Terra, calcolandone le orbite e valutando eventuali rischi d’impatto. Le ricerche documentano pericoli reali, con l’obiettivo di individuare i problemi, comprenderne l’evoluzione e offrire strumenti per affrontarli prima che producano danni maggiori.

Cosa può accadere nell’immediato: i rischi che riguardano già il presente

La domanda più urgente diventa allora cosa possa cambiare già nei prossimi anni. Le pagine scientifiche della NASA descrivono effetti osservabili: perdita di ghiaccio marino, riduzione dei ghiacciai, innalzamento dei mari e ondate di calore più intense.

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Per il futuro indicano ulteriori aumenti delle temperature e rischi crescenti, tra siccità, incendi ed eventi meteorologici estremi. Le conseguenze dipendono anche dalle emissioni e dalle misure adottate per contenerle.

È qui che l’allarme acquista una dimensione vicina alla nostra vita quotidiana, attraverso territori, ecosistemi e comunità più esposti. Si parla anche di pandemie e intelligenza artificiale, altri temi delle preoccupazioni di Hawking. Il suo invito a guardare oltre la Terra si accompagnava alla necessità di proteggerla. Però, c’è una precisazione da fare: anche tra gli scenari più cupi lasciava spazio all’ottimismo: conoscere i rischi, sosteneva, permette di provare a governarli.

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