L’attenzione degli epidemiologi internazionali è puntata su una data precisa: 19 maggio. Secondo diversi esperti, potrebbe essere il momento in cui il focolaio di hantavirus Andes esploso a bordo della nave MV Hondius entrerà in una fase nuova e potenzialmente molto più preoccupante.
Finora tutti i casi confermati riguardano persone che si trovavano direttamente sulla nave. Tuttavia, il timore degli scienziati è che nei prossimi giorni possano emergere i cosiddetti casi di “terza generazione”, cioè infezioni sviluppate da individui che non erano a bordo ma che hanno avuto contatti con i passeggeri sbarcati prima che il pericolo fosse identificato.
Perché il 19 maggio è una data cruciale
La ragione è legata al periodo di incubazione del virus. Secondo il medico e ricercatore statunitense Steven Quay, i casi finora osservati mostrano una finestra media di circa 22 giorni tra l’esposizione e la comparsa dei sintomi.
L’analisi parte dal cosiddetto “paziente zero”, identificato in Leo Schilperoord, 70 anni. Dopo il contagio iniziale, altre nove persone avrebbero sviluppato sintomi in una seconda ondata di trasmissione umana.
Se anche la successiva catena di contagio dovesse seguire lo stesso schema temporale, i nuovi casi potrebbero iniziare a manifestarsi proprio intorno al 19 maggio.
Il punto centrale è questo: fino a quella data non sarà possibile escludere che il virus abbia già iniziato a circolare silenziosamente tra persone esterne alla nave.
Il timore dei contagi invisibili
Il problema nasce dal fatto che 29 passeggeri hanno lasciato la MV Hondius prima che il focolaio venisse riconosciuto ufficialmente. Tra loro c’era anche Miriam Schilperoord, moglie del paziente zero, morta successivamente in Sudafrica dopo essersi aggravata rapidamente.
Queste persone, inconsapevoli del rischio, hanno viaggiato, preso mezzi pubblici, soggiornato in hotel e incontrato potenzialmente centinaia di individui. Proprio per questo il 19 maggio viene considerato uno spartiacque epidemiologico: se entro quella data dovessero emergere nuovi casi in persone che non erano presenti sulla nave, significherebbe che il virus ha iniziato una trasmissione secondaria fuori dal focolaio originario.
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L’hantavirus Andes può trasmettersi da persona a persona?
Gli hantavirus tradizionalmente vengono associati al contatto con roditori infetti o con i loro escrementi. Tuttavia, il ceppo Andes, diffuso in Sud America, è uno dei pochi per cui esistono evidenze di trasmissione umana.
Secondo gli esperti, il contagio avverrebbe attraverso fluidi corporei e contatti molto stretti e prolungati. Per questo motivo, fino a oggi, il rischio per la popolazione generale è stato considerato relativamente basso.
Secondo quanto riferito dal professor Joseph Allen di Harvard, un medico presente sulla nave avrebbe segnalato casi di infezione in persone che non avevano avuto contatti stretti con il paziente zero. In alcuni casi, i contagiati avrebbero semplicemente condiviso sale da pranzo, conferenze o ambienti comuni.
Un indice di trasmissione che ricorda il Covid
Con gli ultimi due casi sospetti — un cittadino francese e uno americano — il numero totale dei contagi collegati al focolaio sarebbe salito a dieci.
Se tutti fossero stati infettati direttamente dal paziente zero, il virus avrebbe avuto un indice di trasmissione estremamente elevato, vicino a quello osservato nelle varianti più contagiose del Covid-19.
Gli esperti invitano comunque alla cautela: l’ambiente chiuso della nave avrebbe favorito enormemente la diffusione del virus, creando condizioni difficilmente replicabili all’esterno.
Tuttavia, il fatto che decine di persone siano sbarcate e abbiano viaggiato liberamente prima dell’identificazione del focolaio mantiene alta la tensione tra le autorità sanitarie internazionali.
Cosa potrebbe accadere dopo il 19 maggio
Se entro il 19 maggio non emergeranno nuovi casi collegati indirettamente ai passeggeri della nave, gli epidemiologi potrebbero tirare un primo sospiro di sollievo.
Al contrario, l’identificazione di contagi in persone mai salite a bordo della MV Hondius segnerebbe un cambio di scenario molto importante: significherebbe che la catena di trasmissione si è ormai estesa oltre il cluster iniziale.