“Un virus peggiore del Covid nel 2030”: la profezia di Baba Vanga torna virale mentre cresce l’allarme Hantavirus

Dalle profezie ai virus reali: tra allarmi sanitari e paure globali il mondo torna a guardare alle epidemie

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

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Altro che serie TV apocalittiche: oggi la realtà sembra correre più veloce della fantasia. Da una parte ci sono le inquietanti profezie della sensitiva giapponese Ryo Tatsuki, soprannominata la “Baba Vanga d’Oriente”, che parla di un nuovo virus destinato a colpire il mondo nel 2030. Dall’altra, ci sono le cronache di questi giorni, che raccontano di epidemie vere, focolai improvvisi e virus poco conosciuti che tornano a far paura.

E così, mentre in Cina cresce l’allerta per migliaia di casi di chikungunya, nell’Atlantico una nave da crociera è finita al centro di un focolaio di Hantavirus che ha già provocato tre morti.

La nuova profezia della “Baba Vanga d’Oriente”

Ryo Tatsuki è diventata famosa negli ultimi anni per alcune previsioni considerate sorprendentemente accurate, tra cui la pandemia di Covid-19 e la morte di Lady Diana. Stavolta la sensitiva giapponese sostiene che nel 2030 emergerà un “virus sconosciuto” ancora più letale del coronavirus.

Una dichiarazione che divide inevitabilmente l’opinione pubblica tra scetticismo e inquietudine. Ma il tema torna particolarmente attuale proprio mentre il mondo si trova ancora a fare i conti con nuove emergenze sanitarie.

In Cina oltre 7mila casi di chikungunya

Nel Guangdong, in Cina, le autorità stanno affrontando un’ondata di casi di chikungunya, virus trasmesso dalle zanzare che provoca febbre alta, forti dolori articolari, eruzioni cutanee e spossatezza persistente.

Per contenere il contagio sono state adottate misure drastiche:

  • quarantene sotto zanzariera;
  • controlli casa per casa;
  • eliminazione dell’acqua stagnante;
  • utilizzo di pesci “mangia-larve”;
  • droni per monitorare le aree a rischio.

Gli esperti precisano che il virus non si trasmette da persona a persona, ma l’aumento dei casi dimostra quanto rapidamente un’emergenza sanitaria possa trasformarsi in un problema globale.

Il focolaio di Hantavirus sulla nave nell’Atlantico

Se il chikungunya riporta l’attenzione sui virus trasmessi dagli insetti, un altro caso sta facendo discutere il mondo scientifico: quello della nave MV Hondius, al largo di Capo Verde.

Tutto sarebbe iniziato dopo un’escursione in Argentina per osservare gli uccelli. A bordo della nave, con circa 150 persone presenti, si è sviluppato un focolaio di Hantavirus che ha causato tre morti e diversi casi sospetti. Tre pazienti sono stati evacuati d’urgenza.

Cos’è l’Hantavirus e perché preoccupa gli esperti

A spiegare la situazione è Massimo Ciccozzi, epidemiologo dell’Università Campus Bio-Medico di Roma. L’Hantavirus è una famiglia composta da 38 diversi ceppi virali. Quello coinvolto nel focolaio sarebbe il ceppo Andes, l’unico noto per potersi trasmettere anche da persona a persona.

Il virus si trova principalmente in alcune aree del Sud America, tra Argentina e Perù, e normalmente si contrae entrando in contatto con urine o escrementi infetti di roditori.

I sintomi iniziali possono sembrare influenzali:

  • febbre;
  • dolori muscolari;
  • stanchezza.

Successivamente però la situazione può aggravarsi rapidamente con:

  • tosse;
  • difficoltà respiratorie;
  • accumulo di liquidi nei polmoni;
  • sindrome polmonare severa.

Il tasso di mortalità, spiegano gli esperti, può arrivare fino al 40%.

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Navi, ambienti chiusi e rischio contagio

Secondo Ciccozzi, anche l’ambiente della nave potrebbe aver favorito la diffusione del virus. Gli spazi chiusi e la convivenza prolungata aumentano infatti il rischio di trasmissione, soprattutto nel caso di virus respiratori o infezioni che richiedono contatti ravvicinati.

Tra le misure preventive indicate dagli esperti:

  • derattizzazione delle navi;
  • sanificazione accurata degli ambienti;
  • controllo delle aree portuali;
  • attenzione durante escursioni in zone rurali o selvatiche.

Le parole della sensitiva giapponese probabilmente resteranno nel campo delle profezie. Ma gli eventi delle ultime settimane raccontano una verità molto concreta: il mondo continua a essere vulnerabile ai virus emergenti.

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