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Ci siamo fatti consigliare un po' di musica triste da Claver Gold

Ci sono giornate in cui il nostro umore è blu: per questo ci siamo fatti raccogliere da Claver Gold, il king dei presi male, un po’ di musica triste.

All’anagrafe c’è scritto Daycol Orsini, ma è da un po’ che si fa chiamare Claver Gold. Classe ’86, nasce ad Ascoli Piceno ed è l’ultimo di 5 fratelli. Sin da giovanissimo ha coltivato il suo talento per il writing, una passione che gli brucia dentro. Ha vissuto nel clima cosmopolita di Bologna, dove ha frequentato l’Accademia delle Belle Arti e calcato i palchi dei Centri Sociali. Ed è lo stesso Claver Gold che nel 2017 ha lavorato con Fabri Fibra per il suo album “Requiem”, e ha scritto con lui un featuring intitolato “Deja vù senza fiato”.

Quando però Claver Gold sceglie di regalarci una playlist dal tono triste, riesce a spiazzarci tutti con le sue scelte, sconfinando più volte nella più profonda tradizione cantautoriale italiana, con nomi quali Rino Gaetano e Vinicio Capossela. Ogni canzone è legata alla successiva dal filo rosso della nostalgia e della tristezza, che secondo Claver non dev’essere mai fine a se stessa.

“Volevo una playlist che si adattasse al mio stile da rapper, al mio approccio consapevole,” racconta Claver. Per lui, i cantautori italiani hanno svolto un ruolo molto importante durante la sua crescita e il suo sviluppo emotivo. “Ho scelto canzoni che mi ricordano qualcosa: un momento, un periodo, sono legate a dei ricordi di qualche tipo. Riescono a darmi un senso di nostalgia, non so se mi spiego. Non è proprio tristezza”. A suo avviso, l’arte che gli piace nasce spesso dalle difficoltà: “Alla gente piace trovare l’empatia giusta con le canzoni, gli scrittori. Preferisco i brani più seri rispetto a quelli allegri”.

Per Claver Gold è tutta questione di empatia, un’emozione che condiziona il suo stile e gli permette di sviscerare, in una sorta di autoanalisi, le sensazioni di tutti i giorni. “Stabilisco forti legami empatici con le persone che incontro. Magari vado al supermercato e vedo il signore alla cassa che conta gli spiccioli per comprarsi la cena. Mi prendo malissimo, ma cerco di non portamelo dietro per tutta la giornata. Di solito lo metto da parte e poi lo scrivo. Insomma, quando mi chiedono perché scrivo solo robe tristi, gli rispondo con le parole di Luigi Tenco: perché quando sono felice, esco”.

La playlist di Claver Gold inizia sulle note di “L’ultimo bacio” di Carmen Consoli, una canzone che riesce sempre a fare breccia nel cuore del rapper. Seguono poi “Modì” di Vinicio Capossela e “Save Me” di XXXTENTACION per entrare nel mood introspettivo giusto per una seduta di auto analisi in pieno stile del rapper.

Elle Varner ci canterà allora “Fuck it All”, con i suoi ruggiti languidi e il pianoforte inconsolabile. Se poi volete continuare, Damien Rice è pronto per darvi il colpo di grazia con “The Blower’s Daughter”. La canzone che secondo Claver più rappresenta il mood della playlist è proprio questa: Rice punge sempre il nervo scoperto.

Luca Carboni ci riporta in Italia con “La Nostra Storia”, seguita da Ayo e la sua “How Many Times?”. Fastball rincara la dose di nostalgia con “The Way” mentre Rino Gaetano ci canta “A mano a mano”. Chiudere in tristezza si può, e Claver Gold lo fa con “Un lungo inverno” di Meddaman.

Il 2018 Claver Gold lo sta trascorrendo alla grande:  le sue giornate si articolano attraverso le tappe del “Requiem Tour”, che ha già fatto il tutto esaurito in alcune location, come quella della sua cara Bologna.

Ci siamo fatti consigliare un po' di musica triste da Claver GoldBene, è arrivato il momento di deprimerci un po’ con la playlist triste di Claver Gold.

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