Qual è il più grande film mai realizzato nella storia del cinema? Una domanda a cui critici, cinefili e appassionati cercano di rispondere da oltre un secolo. Tuttavia, il giudizio assume un valore del tutto unico e prestigioso quando a esprimersi non sono gli spettatori o i giornalisti, bensì i maestri della regia — coloro che conoscono dall’interno la fatica, la tecnica, la visione e il coraggio necessari per guidare una macchina da presa.
Nel celebre ed esclusivo sondaggio decennale promosso dalla prestigiosa rivista britannica Sight & Sound del British Film Institute (BFI), una giuria composta da ben 480 registi di fama internazionale — tra cui leggende e autori del calibro di Martin Scorsese, Quentin Tarantino, Bong Joon-ho, Guillermo del Toro e Barry Jenkins — è stata chiamata a votare le opere più fondamentali della settima arte. Il risultato finale ha stabilito con chiarezza qual è la pellicola che ha ridefinito per sempre il linguaggio visivo del cinema.
La voce dei creatori: la classifica decennale di Sight & Sound
Ogni dieci anni, a partire dal 1952, il sondaggio di Sight & Sound rappresenta il punto di riferimento globale per tracciare il canone cinematografico mondiale. Accanto allo storico elenco stilato dai critici cinematografici, esiste una sezione speciale riservata esclusivamente ai registi professionisti. Questa votazione offre uno sguardo privilegiato sulle preferenze visive, stilistiche e formali di chi la pellicola la plasma in prima persona.
Mentre la graduatoria della critica ha visto alternarsi diversi titoli nel corso dei decenni, la giuria dei 480 registi ha espresso un verdetto netto, premiando l’immensità visiva, l’ambizione tecnica e la portata filosofica di una pietra miliare che ha segnato un prima e un dopo nella storia della cinematografia.
2001: Odissea nello Spazio, il verdetto supremo dei maestri
A conquistare la vetta della classifica ed essere eletto il miglior film di tutti i tempi dai registi è 2001: Odissea nello spazio del maestro Stanley Kubrick. Uscito nelle sale oltre mezzo secolo fa, il kolossal fantascientifico continua a rappresentare il vertice insuperato per l’uso rivoluzionario degli effetti speciali, la gestione ipnotica dei tempi narrativi, la magnificenza della fotografia a grande formato e un comparto sonoro che sposa le composizioni classiche di Richard e Johann Strauss al silenzio abissale del cosmo.
I registi che lo hanno votato hanno sottolineato come Kubrick sia riuscito a trasformare la pellicola in un’esperienza visiva e sensoriale pura, capace di riflettere su temi universali come l’origine della civiltà, l’evoluzione tecnologica e le insidie dell’intelligenza artificiale (simbolizzata dal celebre computer HAL 9000), riducendo al minimo i dialoghi per affidarsi unicamente al potere evocativo dell’immagine.
Il podio dei giganti: Quarto Potere, Viaggio a Tokyo e le icone d’autore
Al secondo posto della classifica dei registi si posiziona Quarto potere (Citizen Kane, 1941) di Orson Welles, l’opera da cui è nata la grammatica del cinema moderno grazie alla virtuosistica profondità di campo, alla struttura narrativa non lineare e al magistrale uso delle luci di derivazione espressionista.
Il terzo gradino del podio è occupato dalla delicata poesia di Viaggio a Tokyo (1953) del maestro giapponese Yasujirō Ozu, un’opera venerata dai cineasti di tutto il mondo per la sua sobria rigorosità formale, le inquadrature fisse ad “altezza di tatami” e la struggente meditazione sul trascorrere del tempo e sulla fragilità dei rapporti familiari. Segue al quarto posto il dirompente Jeanne Dielman di Chantal Akerman e al quinto il capolavoro del cinema gangster Il Padrino di Francis Ford Coppola.
Registi contemporanei di primo piano come Christopher Nolan e Denis Villeneuve hanno più volte dichiarato di considerare l’opera di Kubrick il proprio modello di riferimento primario, rimarcando come la precisione maniacale e il controllo formale di Stanley Kubrick rappresentino ancora oggi lo standard aureo della regia.