Altro che curriculum perfetto: secondo una storia tornata virale online, Google avrebbe messo alla prova alcuni candidati con un rompicapo logico apparentemente semplice, ma capace di mandare in crisi anche chi è abituato a ragionare sotto pressione. Sarebbe questo uno dei quesiti usati nei colloqui di lavoro, anche se già dal 2013 Google avrebbe ridimensionato questo tipo di domande, perché considerate poco utili per prevedere davvero il rendimento di un candidato.
Ma perché questo rompicapo continua a incuriosire? La risposta sta nel suo meccanismo: non serve fare calcoli, non serve conoscere formule e non serve avere informazioni nascoste. Bisogna soltanto osservare chi vede cosa e trarre una deduzione corretta.
- Come funziona il test dei prigionieri
- La soluzione: il silenzio è l'indizio
- Perché piace tanto online
Come funziona il test dei prigionieri
Il rompicapo riguarda 4 prigionieri. Sono disposti su una scala, tutti rivolti nella stessa direzione. Tra il quarto prigioniero e gli altri c’è un muro. Il prigioniero numero 1 vede davanti a sé il 2 e il 3; il numero 2 vede solo il 3; il numero 3 non vede nessuno; il numero 4, separato dal muro, non vede nessuno.
Tutti indossano un cappello, ma non conoscono il colore del proprio. Sanno soltanto che in totale ci sono due cappelli neri e due bianchi. Nessuno può girarsi, spostarsi o togliersi il cappello. La regola è una sola: appena uno dei prigionieri capisce con certezza il colore del proprio cappello, deve dirlo ad alta voce. La domanda è: chi parla per primo?
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La soluzione: il silenzio è l’indizio
La risposta corretta è il prigioniero numero 2. Il ragionamento passa dal silenzio del prigioniero numero 1, che è l’unico a vedere due persone davanti a sé. Se il prigioniero 2 e il prigioniero 3 avessero cappelli dello stesso colore, il numero 1 capirebbe immediatamente di avere in testa un cappello del colore opposto, perché sa che esistono solo due cappelli neri e due bianchi.
Ma il numero 1 resta zitto. Questo significa che davanti a lui non vede due cappelli uguali, ma due cappelli diversi. A quel punto il prigioniero 2, che può vedere il cappello del numero 3, deduce automaticamente di indossare l’altro colore. Non deve indovinare: deve solo usare l’informazione prodotta dal silenzio del primo.
È questo il dettaglio che rende il rompicapo interessante. La soluzione non nasce da ciò che viene detto, ma da ciò che non viene detto. In pratica, il prigioniero 2 capisce che il mancato intervento del numero 1 è già una risposta.
Perché piace tanto online
All’inizio sembra un gioco di fortuna: quattro persone, due colori, poche informazioni. Poi ci si accorge che la risposta è tutta nella prospettiva. Ogni prigioniero ha una quantità diversa di dati e solo chi interpreta correttamente il comportamento degli altri può arrivare alla soluzione.
È anche il motivo per cui questi rompicapi sono spesso associati ai colloqui di lavoro nelle grandi aziende tecnologiche. Non misurano davvero l’intelligenza in modo assoluto, ma mostrano come una persona affronta un problema ambiguo: se parte a caso, se si blocca o se riesce a trasformare un’informazione indiretta in una certezza.
Il rompicapo dei prigionieri dimostra che la logica non è soltanto rapidità, serve soprattutto metodo: capire quali dati sono disponibili, quali mancano e quali possono essere dedotti. La risposta giusta arriva osservando il comportamento di chi ha una visuale migliore. Ed è proprio qui che il test diventa più elegante: il candidato ideale non è quello che parla per primo, ma colui che sa aspettare abbastanza da capire cosa significa… il silenzio degli altri.