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Scoperto il vino più antico al mondo (oltre 2000 anni): quel bicchiere racconta quanto pesava essere donna nell'Antica Roma

Un reperto straordinario conservato per oltre duemila anni non racconta solo la storia del vino romano, ma anche il peso delle gerarchie sociali e del ruolo delle donne nella società dell’epoca

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

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Una scoperta archeologica eccezionale avvenuta a Carmona, nel sud della Spagna, continua a sorprendere gli studiosi. All’interno di una tomba romana rimasta sigillata per circa duemila anni è stato rinvenuto quello che oggi viene considerato il vino più antico del mondo conservato ancora in forma liquida.

Il reperto era custodito in un’urna funeraria risalente al I secolo d.C. e si presentava come un liquido scuro e rossastro. Le analisi scientifiche hanno però dimostrato che in origine si trattava probabilmente di un vino bianco, il cui aspetto è cambiato nel corso dei secoli a causa delle trasformazioni chimiche avvenute all’interno della sepoltura.

Una tomba romana rimasta intatta per secoli

La camera funeraria fu scoperta nel 2019 durante alcuni lavori di ristrutturazione in una casa privata. Sotto il pavimento emerse un mausoleo romano scavato nella roccia e rimasto perfettamente sigillato.

Al suo interno erano presenti le urne funerarie di sei individui, tra cui un uomo identificato come Senicio e una donna chiamata Hispana. Il vino era contenuto proprio nell’urna associata all’uomo, insieme ai resti della sua cremazione e a un prezioso anello d’oro raffigurante Giano, il dio romano dei passaggi e delle soglie.

Il significato sociale del vino nell’Antica Roma

Le prime ricerche si erano concentrate sull’eccezionale conservazione del liquido. Tuttavia, uno studio successivo ha spostato l’attenzione sul significato culturale della scoperta.

Nell’Antica Roma, il vino rappresentava molto più di una semplice bevanda. Era associato a rituali religiosi, celebrazioni pubbliche, banchetti e manifestazioni di prestigio sociale. La presenza del vino nell’urna maschile sembra quindi indicare un preciso messaggio di status, autorità e appartenenza a una determinata posizione sociale.

Secondo i ricercatori, il reperto offre una testimonianza concreta di come le gerarchie di genere continuassero a influenzare la rappresentazione degli individui anche dopo la morte.

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Hispana e il diverso ruolo attribuito alle donne

Particolarmente significativo è il confronto con l’urna di Hispana, che conteneva un corredo completamente differente.

Accanto ai suoi resti sono stati trovati gioielli in ambra, un contenitore per profumo probabilmente contenente essenze al patchouli e frammenti di tessuti pregiati, forse di seta. Si tratta di oggetti legati alla cura del corpo, all’ornamento personale e alla sfera domestica.

La differenza tra i due corredi funerari appare evidente. Da una parte troviamo simboli associati al potere e al prestigio pubblico maschile, dall’altra elementi che richiamano la femminilità e la dimensione privata. Una distinzione che riflette la rigida organizzazione sociale romana e il diverso spazio concesso a uomini e donne.

Le analisi che hanno identificato il vino

Per determinare la natura del liquido, gli studiosi hanno effettuato diverse approfondite analisi chimiche, esaminando PH, sali minerali, composti organici e polifenoli.

Le tecniche utilizzate hanno permesso di individuare sette polifenoli compatibili con quelli presenti nei vini moderni dell’Andalusia. L’assenza di alcuni marcatori tipici dei vini rossi ha inoltre portato gli esperti a concludere che si trattasse originariamente di un vino bianco romano.

Anche se il colore attuale potrebbe suggerire il contrario, le trasformazioni avvenute nel corso di venti secoli hanno profondamente modificato l’aspetto del liquido.

 

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