L’alcol, lo sappiamo, è il nemico della dieta. Ma il grande dilemma che accompagna aperitivi, cene e serate estive è la scelta tra vino o birra, soprattutto quando si cerca di tenere sotto controllo il peso. Entrambe le bevande contengono infatti alcol e quindi calorie, ma non incidono necessariamente sulla linea nello stesso modo. La risposta su quale faccia ingrassare meno, però, non dipende soltanto dai numeri riportati sull’etichetta: entrano in gioco tutta una serie di fattori, tra i quali quantità, frequenza, metabolismo e persino gli alimenti scelti per accompagnare il bicchiere.
- Fa ingrassare di più il vino o la birra?
- Perché la birra può incidere maggiormente sul grasso addominale rispetto al vino
- Il vero rischio è ciò che mangiamo insieme all’alcol
Fa ingrassare di più il vino o la birra?
Partiamo dai numeri. Un bicchiere di vino da circa 150 millilitri apporta mediamente tra le 120 e le 130 calorie. Una bottiglia o lattina standard di birra da 330 millilitri può invece fornire tra le 150 e le 200 calorie. Considerando le porzioni abitualmente consumate, dunque, è generalmente la birra a introdurre più calorie.
Il confronto non può tuttavia fermarsi solo alle calorie. L’alcol, infatti, fornisce circa sette calorie per grammo e viene metabolizzato dall’organismo con una certa priorità. Mentre il fegato è impegnato a smaltirlo, l’utilizzo dei grassi come fonte energetica può temporaneamente rallentare. A ciò si aggiunge un altro effetto poco favorevole alla linea: bere può aumentare l’appetito e ridurre la capacità di controllare ciò che si mangia.
La birra contiene inoltre carboidrati derivati dai cereali utilizzati nella produzione. Le quantità cambiano molto in base alla tipologia: una lager leggera non equivale a una birra artigianale corposa o a una “doppio malto”, spesso caratterizzata da una maggiore gradazione alcolica e da un apporto energetico superiore.
Perché la birra può incidere maggiormente sul grasso addominale rispetto al vino
Alcune ricerche hanno associato il consumo elevato di birra a una maggiore presenza di grasso addominale e viscerale. È il tessuto adiposo che si accumula intorno agli organi interni e che, oltre alla questione estetica, può essere collegato ad alterazioni metaboliche, insulino-resistenza e problemi nella gestione dei grassi nel sangue.
Il vino, soprattutto quello rosso, contiene invece polifenoli come il resveratrolo. Queste sostanze sono state studiate per i loro possibili effetti antinfiammatori e sul metabolismo lipidico. Ciò non significa, però, che il vino faccia dimagrire o che rappresenti uno strumento per proteggere la salute: gli eventuali effetti favorevoli appaiono modesti e non cancellano i rischi legati all’alcol.
A parità di consumo moderato, il vino sembra quindi incidere meno sull’accumulo di grasso rispetto alla birra. Ma le differenze individuali sono importanti: sesso, età, corporatura, attività fisica ed efficienza degli enzimi epatici modificano il modo in cui ciascuna persona metabolizza l’alcol.
Il vero rischio è ciò che mangiamo insieme all’alcol
Il punto decisivo, spesso, non sta tanto nel bicchiere ma nel piatto. Una birra accompagnata da patatine, fritti, hamburger o pizza può trasformarsi rapidamente in un pasto molto calorico. Lo stesso vale per il vino bevuto insieme a formaggi, salumi o dessert. Spritz, cocktail e vini dolci aggiungono poi zuccheri e altri ingredienti, facendo aumentare ulteriormente l’apporto energetico.
La bevanda che incide meno sul peso sarebbe dunque, in linea generale, il vino secco consumato in quantità contenute. Ma questo vantaggio scompare facilmente quando i bicchieri si moltiplicano o il consumo diventa quotidiano. Anche la frequenza conta: bere occasionalmente non ha lo stesso impatto di un’abitudine ripetuta ogni sera.
Per ridurre le calorie si possono scegliere birre analcoliche o light e vini con una gradazione più bassa. Resta comunque una regola semplice da seguire: nessuna bevanda alcolica è innocua né necessaria.