Asteroide minaccia la Terra: quando passerà vicino a noi

Potremo presto ammirare un asteroide minaccioso che passa a distanza ravvicinata dal nostro pianeta. Quali sono i pericoli?

1 Febbraio 2024
Giuseppe Guarino

Giuseppe Guarino

Giornalista

Ph(D) in Diritto Comparato e processi di integrazione e attivo nel campo della ricerca, in particolare sulla Storia contemporanea di America Latina e Spagna. Collabora con numerose testate ed è presidente dell'Associazione Culturale "La Biblioteca del Sannio".

Il mese di Febbraio 2024 è uno di quelli più ricchi di eventi celesti e, nella sua magnificenza, vedrà l’avvicinamento di tre asteroidi alla Terra. Questi corpi celesti, benché distanti, sollevano da soli una serie di interrogativi e stimolano l’interesse degli appassionati di astronomia e degli studiosi dello spazio profondo. Ma anche i timori di chi ne viene a scoprire l’esistenza. Tra essi, spicca l’asteroide 2008 OS7, classificato come potenzialmente pericoloso (PHA) e in procinto di transitare in prossimità del nostro pianeta già il 2 febbraio, a una distanza di 2,9 milioni di chilometri. La sua imponente presenza, con un diametro di circa 300 metri, sta generando una serie di riflessioni sulla reale minaccia che questi corpi cosmici possano costituire per la Terra.

Stasera vedremo il primo asteroide di Febbraio: è “potenzialmente pericoloso”

Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Il mese di Febbraio 2024 si apre con l’atteso transito di 2008 OS7, un asteroide che si avvicinerà alla Terra fino a una distanza di 2,9 milioni di chilometri.

Sebbene questo spazio di separazione sembri molto grande, l’entità della sua massa e la velocità di percorrenza hanno richiamato ormai da tempo l’attenzione degli studiosi. L’orbita di 2008 OS7, riconducibile al tipo Apollo, prevede un tragitto che lo porterà dal lato notturno sotto il piano dell’eclittica, dirigendosi poi verso il Sole.

Gli astronomi consigliano di iniziare le osservazioni già dalla prima serata del 1° febbraio, quando l’asteroide sarà di magnitudine apparente +14,6 e visibile a un’altezza massima di circa +30° sull’orizzonte. La sua velocità angolare, pari a circa 65 arcsec/minuto, renderà possibile catturare immagini suggestive, evidenziando il caratteristico effetto a “strisciata”. La durata del suo periodo di rotazione, tuttavia, rimane ancora un mistero, anche se le ridotte dimensioni suggeriscono la possibilità di una rotazione rapida.

L’avvicinamento degli asteroidi alla Terra solleva naturalmente interrogativi sulla sicurezza del nostro pianeta. Nonostante l’imponenza e la potenziale minaccia che corpi di tale dimensione possono rappresentare, gli esperti sottolineano che l’orbita di 2008 OS7 è attentamente monitorata e studiata. I sistemi di rilevamento e le tecnologie di osservazione astronomiche permettono di tracciare con precisione la traiettoria di questi oggetti, consentendo di valutare eventuali rischi di collisione e adottare misure preventive in caso di necessità.

2023 SP1: un altro visitatore celeste

Già il prossimo 7 febbraio, un altro ospite del cielo, l’asteroide 2023 SP1, farà il suo passaggio a una distanza di 5,5 milioni di chilometri dalla Terra. Anche questo corpo celeste, classificato come asteroide Apollo-PHA, presenta dimensioni considerevoli, con un diametro di circa 250 metri. Durante la prima serata, sarà possibile osservarlo in alto sull’orizzonte, con una magnitudine apparente di +15,8, rendendolo visibile anche ai telescopi amatoriali più modesti.

L’orbita dell’asteroide, caratterizzata da una bassissima inclinazione sull’eclittica, comporta un interessante fenomeno visuale durante il suo transito. Provenendo “da dietro” rispetto alla Terra, l’oggetto si allontanerà gradualmente dall’orbita terrestre, mostrando via via la sua faccia completamente illuminata dal Sole. Questa peculiarità fa sì che, nonostante si allontani, l’asteroide aumenti progressivamente la sua luminosità, raggiungendo una magnitudine apparente di +15,6 il giorno 9.

La velocità angolare dell’asteroide, stimata intorno ai 20 arcsec/minuto, offre agli appassionati di astronomia l’opportunità di tentare la fotometria, un metodo utile per determinarne il periodo di rotazione. Questa misurazione, a quanto pare, potrebbe consentire di approfondire la comprensione delle caratteristiche fisiche dell’oggetto e dei suoi movimenti nello spazio, arricchendo così il patrimonio di conoscenze astronomiche a nostra disposizione.

Il Grande Finale di Febbraio: l’arrivo di 2005 EK70

Il mese di febbraio si concluderà con un evento celeste di notevole rilevanza: il passaggio ravvicinato di (187026) 2005 EK70, un imponente asteroide di tipo Aten con dimensioni stimate tra 1 e 2 chilometri. Questo corpo celeste, previsto per il 20 febbraio, raggiungerà una distanza di quasi 34 milioni di chilometri dalla Terra, offrendo agli osservatori un’opportunità unica per scrutare le meraviglie del cosmo.

La luminosità di (187026) 2005 EK70, data la sua considerevole grandezza, sarà notevole e permetterà agli appassionati di astronomia di seguirne il percorso fin dal 7 febbraio, quando diventerà visibile con una magnitudine apparente superiore alla 15-esima e sarà ben osservabile nella seconda parte della notte. Con il trascorrere dei giorni, la levata di 2005 EK70 anticiperà gradualmente, consentendo di ammirarlo anche nella prima parte della notte.

Il culmine della luminosità sarà raggiunto il 19 febbraio, il giorno precedente alla minima distanza dalla Terra, quando il suo valore di magnitudine apparente si attesterà a +12,8. La sua velocità angolare, mantenendosi intorno ai 12 arcsec/minuto, lo caratterizza come un oggetto relativamente “lento” per gli standard degli Near-Earth Asteroids (NEA), offrendo agli osservatori la possibilità di eseguire con calma la fotometria per determinarne il periodo di rotazione e condurre analisi dettagliate sugli indici di colore per la classificazione tassonomica.

L’arrivo del “Dio del Caos”: paura per un evento raro e inquietante

Ma se parliamo di asteroidi c’è qualcosa in più da sapere, dato che un evento celeste di grande rilevanza si avvicina al pianeta Terra, portando con sé un’ombra di preoccupazione. La NASA ha dato un nome apocalittico all’asteroide che potrebbe raggiungere l’orbita terrestre: lo ha soprannominato “Dio del Caos“. Questo corpo celeste, noto come Apophis, ha scatenato l’attenzione degli scienziati dell’agenzia spaziale americana, che hanno già predisposto l’invio della navicella OSIRIS-APEX per studiarlo da vicino. Il nome stesso, derivato dal greco Apep, evoca l’immagine di un gigantesco serpente che incarna le tenebre e il male nell’antica mitologia egiziana.

Sebbene non sia previsto un impatto diretto con la Terra, il passaggio di Apophis sarà un evento straordinario, degno di nota e di ogni attenzione possibile. Gli studi condotti dalla NASA indicano che eventi simili si verificano una volta ogni 7.500 anni, rendendo questa vicinanza celeste un avvenimento unico nella nostra era. Il 13 aprile 2029, Apophis passerà eccezionalmente vicino al nostro pianeta, a meno di 20.000 miglia (32.000 chilometri) dalla sua superficie. Questa distanza, più vicina di molti satelliti e a meno di un decimo della distanza che ci separa dalla Luna, potrebbe renderlo visibile a occhio nudo nell’emisfero orientale.

Per studiare da vicino Apophis, la NASA ha impiegato la navicella OSIRIS-APEX, già lanciata nel 2016 per indagare sull’asteroide Bennu. Il viaggio verso Bennu ha richiesto sette anni e ha coperto una distanza di circa sei miliardi di miglia da e verso la Terra. La missione di OSIRIS-APEX non solo ci permetterà di osservare da vicino Apophis, ma ci consentirà anche di studiare la sua composizione chimica e le variazioni superficiali interagenti con la gravità terrestre.

Scoperto nel 2004, Apophis ha destato inizialmente timori di impatto con la Terra nel 2029. Tuttavia, ulteriori analisi e osservazioni hanno contribuito a ridimensionare questa valutazione. Un gruppo di scienziati, guidati da Amy Simon del Goddard Space Flight Center della NASA e da Dani Mendoza DellaGiustina dell’Università dell’Arizona a Tucson, si stanno preparando a utilizzare strumentazioni sofisticate, come telecamere, spettrometri e un altimetro laser, per esplorare e mappare attentamente la superficie dell’asteroide. E questo anche per saperne di più in vista di altri possibili eventi dello stesso tipo.

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