Alle Galapagos ricompare una tartaruga che si credeva estinta

A dare la bella notizia è il ministro dell'Ambiente dell'Ecuador

27 Maggio 2021
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Fonte: 123rf

Chi non muore si rivede. È proprio il caso di dirlo. Stiamo parlando di una tartaruga gigante che si credeva estinta da 100 anni e che invece sopravvive alle isole Galapagos. A confermarlo è stato il ministro dell’Ambiente dell’Ecuador, Gustavo Marique, al termine di analisi del DNA sull’esemplare, che era stato rivenuto nel 2019.

La credevamo estinta da oltre 100 anni! Abbiamo confermato la sua esistenza. La tartaruga della specie Chelonoidis phantasticus è stata scoperta alle Galapagos”, ha scritto Marique sui social. La conferma, come riporta Lastampa.it, è venuta dalla comparazione del DNA dell’animale trovato nel 2019 sull’isola di Fernandina con quello dell’ultimo esemplare della specie classificato alle Galapagos nel 1906.

A effettuare gli esami sono stati i genetisti dell’università statunitense di Yale, che hanno prelevato il DNA della tartaruga che si credeva estinta e conservata dall’Accademia delle scienze della California.

La Chelonoidis phantasticus, endemica di Fernandina, è una delle 15 specie di tartaruga gigante dell’arcipelago vulcanico, due delle quali estinte, la Chelonoidis spp dell’isola di Santa Fe, e la Chelonoidis abigdoni dell’isola di Pinta. L’ultimo esemplare di quest’ultima specie, un maschio noto anche come “George il solitario”, era morto nel 2012 senza eredi. Il motivo è presto detto: si era rifiutato di accoppiarsi con femmine di altre specie.

Secondo il direttore del parco delle Galapagos, Danny Rueda, il ritrovamento della tartaruga Chelonoidis phantasticus “rafforza la speranza di salvare questa specie e di evitarle il destino di George il solitario”. Il governo dell’Ecuador nei prossimi mesi allestirà una spedizione scientifica nell’isola di Fernandina, nella speranza di trovare altri eventuali esemplari. Quello ritrovato nel 2019, una femmina, era stata scoperta tra la vegetazione che ricopre i fianchi del vulcano La Cumbre, uno dei più attivi del pianeta.

Una buona notizia, in conclusione, dal mondo della natura, e una speranza concreta che il destino della specie non sia arrivato al capolinea.

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