Nel catalogo di San Valentino dello shop di Antonino Cannavacciuolo c’è un dettaglio che sorprende più dei prezzi gourmet: l’articolo più costoso in vendita non è un prodotto alimentare, né una specialità da dispensa, ma un peluche. Una scelta che sposta l’attenzione dal cibo al branding e che dice molto su come oggi anche l’alta gastronomia costruisca valore attorno al nome dello chef.
Lo shop dello chef e l’idea di regalo “firmato”
Negli ultimi anni, Cannavacciuolo ha costruito molto più di una carriera tv o di un ristorante pluripremiato. Attorno al suo nome ruota ormai un vero ecosistema: resort gourmet, libri, collaborazioni e un e-commerce che propone prodotti food e lifestyle legati al suo immaginario.
In vista di San Valentino, lo shop dedica una sezione specifica agli innamorati, con una selezione di dolci pensati per l’occasione: creazioni al cioccolato, praline assortite, crostate e cuori di cremino, anche personalizzabili con una scritta. I prezzi, in questo caso, restano tutto sommato in linea con un posizionamento gourmet: si parte da cifre attorno ai 30 euro e si sale leggermente per le versioni personalizzate.
La vera sorpresa arriva quando si passa alle box regalo. Alcune confezioni combinano i dolci di San Valentino con packaging esclusivo e accessori brandizzati. Ed è qui che entra in scena l’elemento più discusso: l’orsacchiotto-peluche vestito da chef, ormai diventato una sorta di mascotte.
Nella box “Cuore e coccole”, che include un dolce al cioccolato, una confezione firmata e il peluche, il prezzo arriva a 125 euro. Ma non è ancora il massimo.
Esiste infatti una seconda box, ancora più completa, che include anche un libro firmato dallo chef. Qui il conto finale supera abbondantemente la soglia psicologica delle tre cifre, facendo emergere una domanda legittima: perché proprio il peluche è l’oggetto che fa lievitare di più il prezzo?
Tony Bear: il vero protagonista dello shop
Per capirlo, basta cercare il peluche anche al di fuori delle box. Venduto singolarmente nella sezione accessori, l’orsacchiotto – ribattezzato “Tony Bear” – ha un prezzo che si aggira intorno agli 89 euro. Una cifra superiore a quella di molti prodotti alimentari presenti nello shop, inclusi vini, conserve o specialità gastronomiche.
A superarlo, in termini di costo, restano solo pochi articoli non food: set di pentole di marchi storici e servizi di piatti in porcellana. Tutto il resto, cibo compreso, costa meno.
A questo punto è chiaro che il prezzo non è legato ai materiali del peluche, ma a ciò che rappresenta. Tony Bear non è pensato come un semplice pupazzo, ma come oggetto legato alla riconoscibilità del personaggio Cannavacciuolo, al suo immaginario televisivo e al rapporto costruito con il pubblico negli anni.
È lo stesso meccanismo che rende desiderabili tazze, magliette o gadget firmati da grandi brand: non si compra l’oggetto, ma l’idea di appartenenza. Nel caso di San Valentino, questo si traduce in un regalo che vuole essere ironico, tenero e immediatamente riconoscibile.
E così, paradossalmente, il regalo più costoso di San Valentino firmato Cannavacciuolo non si mangia, ma si abbraccia. Un segno dei tempi, in cui anche la gastronomia d’autore passa sempre più dal racconto, dall’identità e dall’esperienza, prima ancora che dal piatto.