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Sai cosa significa davvero la data sulle bottiglie d'acqua? Il dettaglio che molti ignorano

L’acqua non “scade” come gli alimenti, ma il contenitore può alterarne qualità e sicurezza: ecco perché leggere l’etichetta è importante

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

Content Specialist

Ha conseguito un Master in Marketing Management e Google Digital Training su Marketing digitale. Si occupa della creazione di contenuti in ottica SEO e dello sviluppo di strategie marketing attraverso canali digitali.

Quante volte capita di acquistare una bottiglia d’acqua senza nemmeno controllare la data stampata sull’etichetta? Eppure anche l’acqua minerale riporta un termine di conservazione ben preciso, spesso ignorato dai consumatori. Una dicitura che può sembrare superflua, ma che in realtà nasconde informazioni importanti sulla qualità del prodotto e sulla sicurezza del contenitore.

L’acqua non si deteriora, ma la plastica sì

A differenza di molti alimenti, l’acqua non va incontro a un vero processo di deterioramento. Non contiene infatti proteine, grassi o altre sostanze organiche che favoriscono la decomposizione nel tempo.

Il problema principale riguarda invece la bottiglia di plastica. Con il passare dei mesi, infatti, il contenitore può rilasciare nell’acqua alcune sostanze chimiche che ne modificano sapore, odore e caratteristiche.

Per questo motivo la data riportata sulla confezione non indica la “scadenza” dell’acqua, quanto il periodo entro cui il produttore garantisce la piena qualità del prodotto.

Cosa significa “da consumarsi preferibilmente entro”

La dicitura presente sulle bottiglie corrisponde al cosiddetto TMC, ovvero il Termine Minimo di Conservazione.

In pratica significa che, fino a quella data — generalmente compresa tra uno e tre anni dall’imbottigliamento — l’acqua mantiene inalterate le proprie qualità organolettiche: gusto, freschezza e odore.

Superato quel termine, l’acqua non diventa automaticamente pericolosa, ma potrebbe risultare meno gradevole o aver subito alterazioni dovute al contenitore.

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Le sostanze che possono migrare dalla plastica

La maggior parte delle bottiglie in commercio è realizzata in PET (polietilene tereftalato), materiale leggero e riciclabile ma non completamente neutro nel lungo periodo.

Tra le sostanze che possono essere rilasciate nell’acqua c’è l’acetaldeide, responsabile di un sapore leggermente dolciastro e poco gradevole. Alcuni studi hanno inoltre evidenziato la possibile migrazione di composti come antimonio e bisfenolo A.

Secondo diverse ricerche scientifiche, l’esposizione prolungata a queste sostanze potrebbe avere effetti sull’organismo, interferendo con funzioni intestinali, immunitarie e respiratorie, soprattutto in caso di accumulo nel tempo.

Il caldo aumenta i rischi

Uno degli aspetti più sottovalutati riguarda la temperatura di conservazione. Il calore accelera, infatti, il rilascio di sostanze chimiche dalla plastica all’acqua e può favorire anche la proliferazione batterica.

Lasciare le bottiglie nel bagagliaio dell’auto, esposte al sole, vicino a fonti di calore è una cattiva abitudine, soprattutto durante l’estate. Anche una bottiglia ancora nei termini può subire alterazioni se conservata in condizioni sbagliate.

Come conservare correttamente l’acqua in bottiglia

Per mantenere intatta la qualità dell’acqua il più a lungo possibile, è consigliabile conservare le bottiglie:

  • in un luogo fresco;
  • lontano dalla luce diretta del sole;
  • in ambienti asciutti e ben ventilati.

Una volta aperta, l’acqua andrebbe consumata entro due o tre giorni. Nel caso dell’acqua frizzante, con il passare del tempo si verifica inoltre una progressiva perdita di effervescenza.

Acqua del rubinetto o vetro: le alternative più sicure

Dal momento che il problema principale è legato alla plastica, sempre più esperti consigliano di preferire l’acqua del rubinetto, che in Italia è generalmente sottoposta a controlli rigorosi e costanti.

Per chi continua a scegliere l’acqua minerale, le bottiglie in vetro rappresentano un’alternativa più sicura dal punto di vista chimico e anche più sostenibile sul piano ambientale rispetto al PET.

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