Chiamate moleste al cellulare? Ecco come dire basta

L'Unione dei consumatori ha steso un breve prontuario per evitare le sgradevoli chiamate da parte di call center

Fonte: Getty Images

A chiunque abbia una linea fissa o possegga una scheda telefonica sarà capitato di ricevere una chiamata molesta da parte di un call center o da un numero sconosciuto. Come noto, dietro queste chiamate possono nascondesi delle insidie per i clienti, loro malgrado.

L’Unione nazionale consumatori, a tale proposito, ha aggiornato un vero e proprio decalogo che suggerisce delle linee di comportamento da adottare per difendersi dalle chiamate indesiderate e da abbinare alla partecipazione attiva alla petizione, lanciata dalla stessa associazione, “Stop chiamate indesiderate”.

Allo stato attuale, per difendersi è utile ricordare che è nostro diritto sapere dove è stato reperito il nostro numero (cioè il soggetto a cui abbiamo ceduto i dati per usi pubblicitari) e che il nostro consenso può essere revocato inviando una raccomanda A/R con la richiesta di cancellazione. Inoltre si può fare una segnalazione al Garante della Privacy o alla Polizia Postale.

L’arma migliore, comunque, rimane la prevenzione: firmare solo il consenso obbligatorio, quello cioè necessario per fruire di un servizio, evitando accuratamente di mettere altre firme (o flaggare caselle) per fini commerciali o per la cessione di dati a terzi che non devono essere obbligatori. Inoltre, non autorizzare al trattamento del proprio numero di telefono e, anzi, cercare di avvalersi di strumenti già esistenti come detto. Iscriversi al Registro delle opposizioni, ad esempio. Il servizio è gratuito e vi consente, qualora siate ancora molestati, di poter segnalare chi continua a violare le regole a chi di competenza.

Stando a quanto stilato dalla stessa UNC, i punti chiave della petizione sono i seguenti:
1) Introduzione di un meccanismo di corresponsabilità tra l’azienda che avvia la campagna e il call-center che fa le telefonate, prevedendo anche un attività di monitoraggio e di educazione da parte del gestore.

2) Potenziamento del Registro pubblico delle opposizioni, così da ampliarne le prerogative prevedendo: la possibilità di iscrivere anche i numeri di cellulare e soprattutto che una volta iscritto il proprio numero, si possano così “cancellare” tutti i precedenti consensi.

3) Incentivare gli operatori a gestire meglio i dati in loro possesso: il sistema attuale è costruito in modo tale da disincentivare le buone pratiche. Oggi, infatti, il pagamento alla Fondazione Ugo Bordoni (che si occupa del Registro) è proporzionale all’attività di scrematura dei numeri: tanto più pulisce le liste, tanto più l’azienda deve pagare la Fondazione. Così si disincentivano le imprese a cancellare i numeri, mentre sarebbe meglio stabilire il pagamento in base al fatturato.

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