El Niño, in questo periodo, sta facendo parecchio parlare di sé, ma questa volta è per via di un fenomeno che riguarda direttamente il livello degli oceani. Al centro dell’attenzione ci sono le cosiddette onde Kelvin, ovvero dei movimenti d’acqua quasi invisibili dalla costa ma in grado di modificare temporaneamente l’altezza del mare. Quali conseguenze potrebbero avere e quanto deve preoccuparsi l’Europa, Italia compresa?
- Le onde Kelvin ed El Niño: il mare si alza senza fare rumore
- Quali sono i rischi delle onde Kelvin legate a El Niño
- Italia ed Europa: il pericolo arriva anche nel Mediterraneo?
Le onde Kelvin ed El Niño: il mare si alza senza fare rumore
Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Le onde Kelvin non sono onde come quelle che si infrangono sugli scogli: sono vastissimi rigonfiamenti della superficie oceanica: possono estendersi per centinaia di chilometri e spostarsi senza produrre creste visibili.
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Nascono quando gli alisei equatoriali, i venti che normalmente spingono l’acqua calda del Pacifico verso l’Indonesia, si indeboliscono. Parte dell’acqua accumulata a ovest torna allora verso le coste americane, favorendo un aumento temporaneo del livello marino.
Il loro viaggio attraverso il Pacifico può durare sei-otto settimane. Una volta raggiunta l’America centrale, la perturbazione si propaga anche lungo le coste. È uno dei meccanismi collegati a El Niño, la fase di riscaldamento periodico delle acque superficiali del Pacifico tropicale. Non si tratta, dunque, di un improvviso innalzamento uniforme di tutti gli oceani, ma di un fenomeno regionale che i ricercatori studiano anche attraverso le misurazioni satellitari.
Quali sono i rischi delle onde Kelvin legate a El Niño
Il passaggio di queste onde può accompagnarsi, in alcune aree costiere del Pacifico, a innalzamenti temporanei di 15-30 centimetri. Numeri apparentemente modesti, ma che possono pesare molto quando coincidono con alte maree, tempeste e mareggiate. Nelle zone costiere basse, anche pochi centimetri aggiuntivi possono aggravare gli allagamenti e l’erosione delle spiagge. È soprattutto sulla costa della California che viene chiesta una certa attenzione per la possibile sovrapposizione di questi fattori.
C’è poi una conseguenza meno visibile: l’acqua superficiale più calda ostacola la risalita delle acque profonde ricche di nutrienti. A risentirne può essere il fitoplancton, fondamentale per la catena alimentare marina.
Una sua diminuzione può ripercuotersi sulle popolazioni di pesci e sugli uccelli marini. Per seguire questi cambiamenti gli scienziati utilizzano anche satelliti come Sentinel-6 Michael Freilich, capaci di rilevare piccole variazioni dell’altezza del mare.
Italia ed Europa: il pericolo arriva anche nel Mediterraneo?
Ad ogni modo, le onde Kelvin descritte nel Pacifico non stanno viaggiando verso il Mediterraneo. La loro propagazione interessa quel bacino oceanico; a raggiungere indirettamente altre regioni del pianeta possono essere invece gli effetti atmosferici legati a El Niño.
Per l’Europa nord-occidentale, alcuni scenari indicano la possibilità di fasi più piovose e tempestose. Sul Mediterraneo e sull’Italia, però, il quadro è molto meno definito. Tra novembre e dicembre potranno emergere segnali favorevoli a precipitazioni nel Mediterraneo occidentale; tra gennaio e marzo le statistiche climatiche suggeriscono talvolta perturbazioni più frequenti nell’Europa meridionale.
Non significa che un inverno di maltempo sia assicurato. La circolazione atmosferica sull’Atlantico, insieme ad altri fattori, può rafforzare oppure annullare queste tendenze. E l’innalzamento temporaneo provocato dalle onde Kelvin non va confuso con la crescita globale del livello del mare, legata al riscaldamento climatico di lungo periodo.