Una serie di avvertimenti da brivido, rimasti sepolti per decenni negli archivi federali statunitensi, è finalmente venuta alla luce. Gli alieni non solo monitorano la Terra, ma considerano la razza umana come la forma più bassa di vita nell’intero universo. Questa è solo una delle sconcertanti rivelazioni contenute in una massiccia declassificazione di dati sui Fenomeni Anomali Non Identificati (UAP) ordinata dall’amministrazione Trump, che sta scatenando un’ondata di entusiasmo e sgomento tra investigatori del paranormale, scienziati e teorici della cospirazione.
La montagna di file desecretati comprende memorandum interni, testimonianze oculari e filmati inquietanti. Tra le carte più suggestive spicca un promemoria dell’FBI datato 12 gennaio 1955, che descrive dettagliatamente l’interrogatorio di Randall Cox, un membro del Detroit Flying Saucer Club. Cox riferì agli agenti federali che entità aliene stavano inviando messaggi radio diretti alla Terra, contenenti un giudizio impietoso sulla nostra civiltà: mentre ogni altro pianeta della galassia avrebbe “conquistato lo spazio profondo“, l’umanità sarebbe rimasta tragicamente indietro nella corsa cosmica, guadagnandosi il titolo di fanalino di coda dell’esistenza universale.
Preparativi per lo sbarco e viaggi supersonici da New York al New Mexico
I documenti rivelano che, secondo le comunicazioni intercettate dagli appassionati dell’epoca, i visitatori celesti stavano già preparando l’opinione pubblica globale per un contatto su vasta scala. Nei verbali si legge che lo scopo dei contatti preliminari era limitato a “preparare le persone a ricevere sbarchi dallo spazio aperto”. L’FBI prese la questione abbastanza sul serio da avviare un’indagine per verificare se tali rapporti potessero costituire una minaccia alla sicurezza nazionale, sebbene le note interne rassicurassero sul fatto che i dischi volanti si mostravano “amichevoli nei confronti degli Stati Uniti”.
Il dossier approfondisce anche un incontro riservato avvenuto l’11 gennaio 1955 all’interno di un’auto civetta dell’FBI. In quell’occasione, Cox raccontò ai federali una vicenda incredibile: un tecnico della base aerea di Sandia, un certo John Fry, sarebbe riuscito a pilotare un disco volante da una base nel New Mexico fino a New York City nell’incredibile tempo di soli trenta minuti.
Tra spionaggio, dissonanza cognitiva e l’ombra dei culti ufologici
Nonostante l’accuratezza dei dettagli forniti da Cox, l’FBI mantenne un approccio fortemente scettico nei confronti di alcuni suoi associati. Nei file viene menzionato John Hoffman, un veterano della Seconda Guerra Mondiale descritto dagli agenti come un uomo “trasportato ben oltre il regno dei fatti scientifici verso quello della possibile fantascienza”. Gli analisti del Bureau notarono inoltre una sorprendente somiglianza tra le dichiarazioni del gruppo di Detroit e le tesi di Dorothy Martin, una nota leader di un culto ufologico dell’epoca. Martin sosteneva di essere in contatto telepatico con i “Guardiani”, i quali avevano predetto un cataclisma globale per il 21 dicembre 1954.
Quando la fine del mondo non si concretizzò, la leader dichiarò che il pianeta era stato risparmiato grazie alla “luce e alla fede” dei suoi seguaci. Questo episodio è tuttora citato nei manuali di psicologia come un caso da manuale di dissonanza cognitiva, ovvero il rifiuto psicologico di abbandonare una credenza profonda anche di fronte alla prova evidente della sua falsità. Tuttavia, la presenza di tecnici militari e piloti d’aviazione nelle indagini dell’FBI dimostra come il fenomeno non potesse essere liquidato solo come isteria collettiva.