Il Vaticano esegue un antico rituale con un teschio di 1700 anni: perché questa cerimonia è finita sulle principali riviste britanniche

Un rituale antico di secoli è diventato improvvisamente virale: perché il bacio al teschio di Sant’Agata sta facendo così discutere.

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

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Un antico rituale della tradizione cattolica, un teschio risalente a circa 1700 anni fa e uno dei più importanti cardinali del nostro Paese sono diventati i protagonisti di alcune immagini che hanno fatto rapidamente il giro del mondo. La cerimonia in questione, profondamente legata a una tradizione religiosa secolare, ha attirato su di sé una serie di polemiche e anche l’attenzione della stampa britannica, tanto è vero che è riuscita ad aprire un acceso confronto sul significato di gesti che, fuori dal loro contesto, possono apparire macabri, sorprendenti, fuori luogo.

Il teschio di Sant’Agata e il gesto del cardinale Parolin

Andiamo con ordine e partiamo dal principio. La scena che ha attirato l’attenzione internazionale si è svolta nella Cattedrale di Catania. Protagonista è stato il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano e rappresentante di Papa Leone XIV, arrivato in Sicilia per le celebrazioni dedicate a Sant’Agata.

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Durante il rito, lo scorso 17 agosto, Parolin si è chinato davanti alla reliquia della patrona della città e ha baciato il suo teschio, custodito normalmente all’interno del celebre busto reliquiario. Non solo, lo stesso gesto è stato ripetuto anche dal sindaco di Catania, Enrico Trantino, alla quale ha posto il cranio della Santa l’arcivescovo Luigi Renna.

Il gesto in questione è stato compiuto nell’ambito della tradizionale venerazione cattolica delle reliquie e ha accompagnato la ricollocazione dei resti nel loro prezioso manufatto dopo un intervento di restauro. Le campane hanno accompagnato il passaggio delle reliquie verso la Cattedrale, in una rievocazione simbolica del loro ritorno, avvenuto nove secoli fa. Parolin ha inoltre posto una corona sul busto reliquiario, per onorare Sant’Agata come martire e protettrice spirituale della città.

Perché le immagini hanno fatto discutere anche in Gran Bretagna

A trasformare questa celebrazione, profondamente radicata nella storia catanese, in un caso internazionale sono stati soprattutto i video diffusi in giro per i social. Le immagini del cardinale e soprattutto del sindaco che bacia il teschio hanno raggiunto milioni di persone e sono state riprese anche dal Daily Mail, che ha presentato il rito sottolineando un dibattito che continua a dividere parte del mondo cristiano.

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Per chi non conosce la tradizione in sé, la scena è apparsa insolita, macabra o addirittura assimilabile all’idolatria. Diversi commenti sui social, soprattutto dall’estero, hanno infatti interpretato la venerazione del teschio come il culto di un oggetto materiale.

La distinzione teologica cattolica è però precisa: venerare una reliquia non significa adorarla. L’adorazione è riservata a Dio, mentre il bacio, l’esposizione e la preghiera davanti ai resti di un santo sono considerati manifestazioni di rispetto verso una figura ritenuta esempio di fede. Le reliquie diventano così un collegamento materiale con i primi secoli del cristianesimo e con il sacrificio dei martiri.

Anche in Italia le polemiche sul bacio al teschio di Sant’Agata

Inutile dire che la cerimonia ha però acceso il dibattito anche in Italia, soprattutto per il bacio al teschio del sindaco di Catania, presente con tanto di fascia tricolore addosso. Al termine della processione, poco prima che la reliquia venisse ricollocata nel busto dopo circa sessant’anni, l’arcivescovo Renna ha avvicinato il cranio al primo cittadino, che lo ha baciato senza esitazione.

La foto del momento è diventata rapidamente virale. C’è chi ha letto il gesto come una naturale espressione della devozione agatina e chi ha reagito – a seconda dei casi – con sdegno, ironia o critiche molto dure.

Trantino ha respinto le contestazioni spiegando di aver agito per devozione e come rappresentante della comunità catanese, aggiungendo che rifarebbe quel gesto “mille volte”.

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