In un deposito del Museo di Sanxingdui giaceva un reperto corroso e quasi irriconoscibile, apparentemente destinato soltanto a un lungo e complesso restauro. Tuttavia, le analisi di laboratorio condotte su questo frammento metallico — catalogato come K7QW-TIE-1 — ne hanno rivelato l’eccezionale natura: si tratta del più grande oggetto in ferro meteoritico mai rinvenuto in Cina, nonché del più antico del suo genere nel sud-ovest del Paese. Lo studio, pubblicato sulla rivista Archaeological Research in Asia, colloca il reperto nel tardo orizzonte Shang, un’epoca in cui le tecniche di fusione del ferro terrestre non erano ancora state sviluppate.
Il nichel ha aperto una strada vicinissima al cielo
L’area archeologica di Sanxingdui, a Guanghan nella provincia del Sichuan, continua a scardinare i modelli tradizionali della storia cinese con i suoi spettacolari ritrovamenti rituali. Il reperto proviene dalla fossa 7, un contesto chiaramente sacrificale. Estratto direttamente con il blocco di terreno circostante per proteggerne l’integrità, il pezzo ha ceduto durante le fasi di pulizia tre micro-frammenti, rivelatisi fondamentali per condurre le analisi senza danneggiare la struttura principale.
Il manufatto misura 20,05 centimetri di lunghezza e presenta una forma riconducibile a un’ascia o a un grande utensile da taglio. La spettrometria XRF e le analisi al microscopio elettronico (SEM-EDS) hanno mostrato una composizione straordinaria: oltre il 90 per cento di ferro unito a una percentuale di nichel compresa tra il 7% e il 20%, distribuita in modo estremamente omogeneo. Proprio la presenza così elevata e uniforme di nichel rappresenta l’impronta digitale inconfondibile del metallo caduto dallo spazio, impossibile da ottenere con i forni fusori dell’Età del bronzo.
Un oggetto senza intarsi, più duro del bronzo
Diversamente dai rari reperti di ferro meteoritico scoperti nella Cina settentrionale, che spesso venivano combinati con parti in bronzo mediante intarsi, il pezzo di Sanxingdui è completamente monometallico. Gli artigiani dell’epoca lo hanno lavorato direttamente a partire da un blocco cosmico integro, sagomandolo a freddo o mediante battitura per preservarne la resistenza.
La natura del materiale apre affascinanti scenari sulla sua funzione:
- Strumento da lavoro: La durezza del ferro meteoritico, nettamente superiore a quella del bronzo, rende credibile l’ipotesi che l’oggetto servisse per inciderlo, intagliarlo o rifinirne le celebri maschere bronzee scoperte nel sito.
- Oggetto di culto: Il contesto di rinvenimento all’interno di una fossa sacrificale attribuisce all’utensile una fortissima carica simbolica e rituale, legata alla sua origine celeste e alla sua estrema rarità.
Dalla Spagna al Sichuan
Il ritrovamento di Sanxingdui si inserisce in un ristretto panorama globale di oggetti dell’Età del bronzo realizzati con metalli extraterrestri. Un celebre parallelo europeo è rappresentato dal Tesoro di Villena in Spagna, che comprende una semisfera dorata e un bracciale forgiati proprio con ferro meteoritico. In tutte le civiltà antiche, gli elementi caduti dal cielo venivano riservati a un uso elitario, liturgico o di elevato prestigio.
In attesa di ulteriori indagini ad alta risoluzione volte a individuare la specifica meteorite da cui il reperto ha avuto origine, la scoperta di Sanxingdui fissa un nuovo punto fermo: nel sud-ovest della Cina, il ferro ha fatto la sua comparsa millenni prima dei forni siderurgici, scendendo direttamente dalle stelle per entrare nella sfera del sacro.