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Trova una "semplice" pietra sulla spiaggia: in realtà è l'oggetto più antico della Terra

A Penarth un ritrovamento casuale apre una finestra sui primordi del Sistema Solare

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

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Il ritrovamento casuale di un frammento di roccia lungo la costa di Penarth, nel sud del Galles, ha innescato una serie di indagini scientifiche approfondite che hanno condotto a una conclusione di grande rilievo: l’oggetto non appartiene alla geologia terrestre. A individuare il reperto è stata Ariana Church durante una semplice ricognizione superficiale, un’attività di osservazione informale che si è trasformata in una scoperta di valore internazionale: un oggetto extraterrestre.

Un’anomalia tra le rocce costiere

Fin dalle prime osservazioni, il frammento ha mostrato caratteristiche fisiche anomale rispetto ai materiali comunemente rinvenibili lungo la costa gallese. La densità elevata, percepibile già alla semplice manipolazione, e la morfologia irregolare non risultavano compatibili con la geologia sedimentaria locale, dominata da arenarie e calcari.

Accanto a un frammento vulcanico di probabile origine iberica, trasportato presumibilmente da processi marini o antropici, il campione principale si è distinto per una massa anomala e per una conducibilità termica tipica dei corpi metallo-rocciosi, suggerendo una storia formativa radicalmente diversa.

Le indagini spettroscopiche e la conferma extraterrestre

Le successive analisi spettroscopiche, condotte in laboratorio, hanno fornito i primi riscontri decisivi. La composizione chimica e la risposta ai test mineralogici hanno escluso un’origine terrestre, portando all’identificazione dell’oggetto come un meteorite raro. L’esame geologico ha inoltre evidenziato una struttura incompatibile con i processi di formazione delle rocce terrestri.

La datazione radiometrica ha collocato la formazione del materiale a circa 4,5 miliardi di anni fa, un’epoca che coincide con le fasi iniziali del disco protoplanetario da cui si è originato il Sistema Solare. Ciò rende il frammento un autentico campione di materia pre-planetaria.

Un archivio naturale delle origini del Sistema Solare

Dal punto di vista scientifico, reperti di questa natura rivestono un’importanza cruciale. I meteoriti primitivi agiscono come archivi geologici naturali, conservando informazioni sulle condizioni chimico-fisiche presenti nelle prime fasi di aggregazione della materia solare.

A differenza delle rocce terrestri, profondamente modificate da processi geodinamici, tettonici e biologici, questi materiali mantengono una composizione pressoché inalterata. Il loro studio consente di ricostruire le dinamiche iniziali di formazione dei pianeti, offrendo dati fondamentali per affinare i modelli cosmologici.

Struttura interna e processi di formazione nello spazio

L’analisi della struttura interna, resa possibile da una sezione trasversale del frammento, ha rivelato una matrice ricca di microcristalli. Tali strutture possono formarsi esclusivamente in assenza di gravità e in condizioni di raffreddamento controllato tipiche del vuoto spaziale.

Queste evidenze indicano un processo di solidificazione lento e uniforme, incompatibile con ambienti planetari già differenziati, e rafforzano l’ipotesi di una formazione nelle primissime fasi della storia del Sistema Solare.

I segni del viaggio attraverso l’atmosfera

La morfologia esterna del meteorite è caratterizzata dalla presenza di regmaglipti ben definiti, incisioni simili a impronte digitali. Queste strutture si formano durante l’ingresso nell’atmosfera terrestre, quando il corpo è sottoposto a intensi fenomeni di ablazione termica.

I regmaglipti costituiscono una vera e propria firma del viaggio cosmico, fornendo indicazioni sulla velocità, sull’angolo di ingresso e sulle condizioni termiche affrontate dal frammento prima di raggiungere il suolo.

Secondo l’analisi strutturale, il frammento potrebbe derivare dai detriti di una collisione cosmica o dalla distruzione mareale di un corpo planetario primordiale oggi non più esistente. Eventi di questo tipo erano relativamente comuni nelle fasi iniziali del Sistema Solare, quando le orbite dei corpi in formazione erano instabili e soggette a frequenti impatti.

Valore economico e destinazione scientifica

Nonostante il valore di mercato elevato associato a meteoriti rari e ben conservati, il reperto rinvenuto a Penarth non sarà destinato alla vendita. Le autorità e i ricercatori coinvolti hanno deciso di orientarne l’utilizzo verso scopi didattici e conservativi, privilegiando la divulgazione scientifica e la tutela del patrimonio naturale.

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