Intervista a Petra Loreggian, una delle voci più note della radio

Abbiamo incontrato Petra Loreggian, una delle più famose speaker radiofoniche del nostro Paese, per parlare di musica e di tanto altro.

Non ha bisogno di presentazioni Petra Loreggian, conduttrice radiofonica di RDS 100% grandi successi, la cui voce entra ogni giorno nelle case, nelle macchine e nelle cuffie di milioni di italiani. Milanese doc, nata nel 1972, vanta una lunga carriera nel mondo della comunicazione radiofonica, anche se – all’inizio della suo percorso – non avrebbe mai pensato di intraprendere questa vita. Petra, infatti, ha lavorato prima nel mondo del marketing, poi in quello del turismo. Come ha deciso di cambiare lavoro? Così, su due piedi, senza pensarci due volte. E il resto è venuto un po’ per caso: ha fatto un provino per il programma “Il Muro” su Odeon TV, è stata notata da Claudio Cecchetto – scopritore di tantissimi talenti – e, complice la sua voce suadente e riconoscibile, lanciata nell’affascinante mondo della radiofonia. L’esordio è stato nei weekend su Radio 2, e da lì è stato breve il passo per diventare una delle voci più note di Rtl 102.5. Il successo anche televisivo è arrivato per lei nel 2000, quando è stata protagonista dello spot della Tim e per due anni ha girovagato in barca a vela per l’Italia con Gaia Bermani Amaral e Cristiana Monina.

Petra Loreggian è un personaggio con una carriera particolare: ha iniziato a lavorare in televisione ed è poi finita alla radio, andando in controtendenza rispetto al percorso classico di chi vuole sfondare nel mondo dello spettacolo. Ma forse è anche questa sua poliedricità il segreto del suo successo. Oggi ha un figlio di dieci anni, Leone – amante della musica trap – e un marito (Andrea Mezzantini) con cui litiga per il telecomando e la musica da ascoltare, come ci ha raccontato nell’intervista che state per leggere. L’abbiamo infatti incontrata ed è stata un occasione per parlare di come sta cambiando la musica.

Intervista a Petra Loreggian

Studiando la tua storia prima di questa intervista, ho notato che a differenza di molti che iniziano in radio e finiscono in televisione, tu hai fatto il percorso inverso.

È stato – più che altro – un percorso contemporaneo, ma anche casuale. Chi arriva in radio è perché in genere ne ha il pallino fin da piccolo, io invece ci sono arrivata per puro caso. Lavoravo nel turismo e facevo la guida tra il ’96 e il ’97. Prima ancora facevo la grafica pubblicitaria, essendo specializzata in marketing:  più nello specifico ero una media planner. Mi sono però stufata presto di stare rinchiusa in un ufficio,  per questo ho iniziato a viaggiare molto, ma  ho finito per stancarmi anche di quello. Sono sempre stata una istintiva nel lavoro: “Mi sono stancata di viaggiare, cosa faccio? Mi fermo”. “Mi hanno fatto un provino, mi hanno preso, che faccio?”. La tv è arrivata così. Il primo provino è stato a Odeon Tv, facevo il Muro con Coppola e Lucarelli. E poi da lì m’ha visto Cecchetto.

Ecco, appunto: fermiamoci un attimo qui. Volevo concentrarmi sull’aspetto della voce, dal momento che Claudio Cecchetto ha scoperto tanti talenti musicali, basta pensare agli 883 e a Jovanotti. Da conduttrice radiofonica – che basa una parte della carriera proprio sulla voce – hai qualche segreto? Che so: la tieni allenata, oppure hai una paura kafkiana di svegliarti un giorno senza?

Mi è successo in un periodo stressante della vita di andare in onda ed essere completamente afona per i primi 4 o 5 minuti, ma era soltanto una questione emotiva. Per quanto riguarda la voce, c’è un aneddoto che racconto spesso e che riguarda appunto anche Claudio. Io ho una voce molto roca, che alcuni trovano sexy. Quando ho cominciato a fare radio c’era “Mila by night” che andava per la maggiore ed era un po’ lo stereotipo di donna in radio che tutti avrebbero voluto avere nella propria emittente. Quindi, quando ho iniziato, mi dicevano “ma perché non fai un programma serale come Mila?”. E io rispondevo “Ma io non sono Mila”. Io sono pop, ma collegavano la voce a quel personaggio, ma non ero io, era lei. E Claudio è stato il primo che mi ha sempre spronato a stare nella mia “confort zone”. E nel coltivare la mia voce da un altro punto di vista.

Pensa a tutti gli artisti, come ad esempio Eros Ramazzotti, che negli anni hanno messo a punto quello che apparentemente potrebbe sembrare un difetto.

Sì, lo considero in realtà un mio trademark: ci sono nata.

Tu hai lavorato sulla tua voce?

Ho studiato un po’ di dizione, ma questa era già – grosso modo – la mia voce. Quando facevo la tour leader, infatti, mi mettevano sempre in mano il microfono e dicevano “dillo tu”.

Parliamo un po’ di social. Anche da questo punto di vista il tuo è un percorso un po’ controcorrente: avevi un profilo molto seguito su Facebook, poi l’hai chiuso.

Si, l’ho chiuso perchè avevo un paio di followers che hanno iniziato un po’ ad esagerare. Perdere tutto non mi interessava, mi dava più fastidio avere quei due. Non che mi minacciassero, ma sapevano troppe cose di me. E quando ho sentito che iniziava a darmi fastidio ho chiuso la pagina e ho aperto un profilo personale. E in un attimo ho ripreso quelli che mi seguivano.

Com’è cambiato l’approccio?

Io ho preso Facebook in un modo strano, lo uso anche per condividere altro. Per esempio, se credo in ciò che mi viene proposto, lo condivido. Scrivo principalmente cose molto personali. Non do mai giudizi verso i massimi sistemi, non mi piace, detesto utilizzare Facebook per questa cosa e anzi mi dà fastidio vedere amici che prendono i social troppo sul serio. Twitter invece lo uso per rompere le scatole alle aziende, per esempio quando ho un disservizio, dato che lì rispondono  subito. Uso tantissimo Instagram, mi sta piacendo molto perché spesso una foto dice più di tante parole. Ci sono arrivata molto dopo, ero un mezzo che non guardavo, e un giorno ho pensato “perché no”?.

Parliamo adesso della Petra fruitrice di musica. Quali sono i tuoi ascolti ricorrenti?

Io sono una super fan della musica italiana. Mi piacciono tutti i nuovi emergenti: Coez, Calcutta, i Thegiornalisti, tutta quella scena lì. Inevitabilmente mi devo scontrare in casa con mio marito che lavora soprattutto nell’ambiente hip hop ed è tutto un litigare, sia sul telecomando della televisione sia sulla musica. Mio figlio purtroppo segue le orme del padre ed è tutto Sfera Ebbasta, Drefgold, Salmo.

La trap ti piace, o almeno ci sono degli aspetti che ti incuriosiscono?

Mi incuriosisce molto il fenomeno trap, il fatto che quasi tutti questi ragazzi abbiano alle spalle una famiglia: la madre manager, il fratello che fa le grafiche. Mi piace l’idea di crew che sta dietro alla trap e penso che quello sia uno dei suoi segreti. I vari Ghali e company sono esplosi dal nulla perché avevano un gruppo di gente che credeva in loro. E quale miglior gruppo se non la tua cerchia di amici? Non dico che da soli non sarebbero stati in grado, ma è stato quello che ha fatto la differenza. Ad ogni modo, come musica non mi fa impazzire, non è il mio genere.

Chi è che ti piace di più tra questi artisti?

Ghali lo trovo bravissimo e pure Carl Brave, anche se non è propriamente trap.

Sulla scena trap ci sono poche donne, quasi come se fosse un fattore culturale.

Si, forse lo è.

Sembra un po’ una cosa di e per il mondo maschile. Se vai ai concerti di quel genere, 9 su 10 sono maschi.

Ma anche le ragazze le ascoltano, l’ascoltatrice finale è anche femmina.

Tu in che modo ascolti la musica, su quale piattaforma?

Io sono una feticista del cd. Non ti dico del vinile perché risulta veramente un po’ troppo nostalgico come strumento, anche se mi piace molto.

Spotify lo usi?

Non tanto. Faccio fatica a interagire con il mezzo e a me piace il cd. Sono rimasta ancorata agli anni ’90.

La radio tu la fai, ma la ascolti anche?

La radio la ascolto, e la ascolto soprattutto perché è fondamentale sapere cosa c’è anche dalle altre parti. È stupido fare questo lavoro e avere la pretesa di farlo senza avere la minima idea di ciò che ci circonda.

Quali progetti hai nel futuro prossimo?

La radio ovviamente, perché il programma con Giovanni Vernia ha appena compiuto un anno. È andato bene, si è instaurato un ottimo rapporto tra  noi. Si va avanti a oltranza, compatibilmente col fatto che lui è molto impegnato. Io con la tv sono ferma, vado avanti con la radio, libri non ne sto scrivendo anche se avrei tante cose da dire. Ma già fare i programmi richiede impegno, per cui per ora va bene così.

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