Non resta immobile tra l’erba aspettando che qualcuno le passi accanto: stiamo parlando della “zecca gigante”. Si tratta di un fastidioso animaletto che, quando individua un possibile ospite, è capace di muoversi rapidamente nella sua direzione, percorrendo secondo le segnalazioni anche distanze considerevoli. La sua presenza è stata documentata anche in Italia e il morso non deve essere sottovalutato. Senza cedere agli allarmismi, è quindi utile capire come riconoscerla, quali rischi comporta e come proteggersi durante passeggiate ed escursioni.
- La zecca gigante segnalata sul Carso Triestino
- Perché è arrivata in Italia e quali rischi comporta il morso
- Come proteggersi e cosa fare dopo una puntura
La zecca gigante segnalata sul Carso Triestino
Il suo nome scientifico è Hyalomma marginatum, ma viene comunemente chiamata zecca marginata o zecca gigante. Alcuni esemplari sono stati individuati già nel 2025 sul Carso Triestino dai ricercatori del Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, impegnati nel monitoraggio della fauna locale. Rispetto alle zecche più diffuse, presenta dimensioni maggiori e un comportamento particolarmente attivo.
LEGGI ANCHE: Piaga di “zecche mostruose” succhiasangue stanno infestando queste località turistiche
Anziché aspettare immobile il passaggio di una persona o di un animale, questa specie può cercare il proprio ospite seguendo stimoli come calore corporeo, vibrazioni, odori e anidride carbonica. Secondo le informazioni riportate, sarebbe in grado di percorrere decine di metri e, in determinate condizioni, arrivare fino a circa 100 metri. Non bisogna immaginarla come un insetto lanciato in una corsa velocissima, ma come un parassita capace di spostarsi intenzionalmente verso il bersaglio.
Originaria delle zone calde e secche dell’area mediterranea meridionale, dell’Africa settentrionale e di parte dell’Asia, può raggiungere nuovi territori trasportata da uccelli migratori o animali. Quando è piena di sangue, le sue dimensioni possono arrivare fino a circa due centimetri.
Perché è arrivata in Italia e quali rischi comporta il morso
La presenza della zecca marginata nel Nord-Est viene collegata anche ai cambiamenti delle condizioni climatiche. Inverni meno rigidi, gelate più rare e stagioni calde più lunghe possono favorire la sopravvivenza di specie abituate a climi caldi e asciutti. Gli esperti invitano comunque alla prudenza: i ritrovamenti segnalati risultano circoscritti e non ci sono elementi sufficienti per parlare di un’emergenza sanitaria nazionale.
La specie è nota soprattutto perché può agire da vettore del virus responsabile della febbre emorragica Crimea-Congo. Questo non significa, però, che ogni esemplare sia infetto o che ogni morso trasmetta necessariamente una malattia. La sua comparsa rappresenta piuttosto un fenomeno da monitorare, evitando sia di ignorarlo sia di trasformarlo in motivo di panico.
Più in generale, le infezioni trasmesse dalle zecche stanno ricevendo crescente attenzione anche in Italia. Tra quelle conosciute ci sono la malattia di Lyme, l’encefalite da zecca e l’anaplasmosi. I dati relativi alla TBE mostrano un aumento dei casi segnalati, passati da 21 nel 2020 a 67 nel 2025. Tuttavia, l’Istituto Superiore di Sanità sottolinea che manca ancora un monitoraggio territoriale completo delle diverse specie presenti nel Paese.
Come proteggersi e cosa fare dopo una puntura
Durante passeggiate nei boschi, nei prati o nelle aree rurali è consigliabile indossare pantaloni lunghi e abiti chiari, sui quali le zecche risultano più facili da individuare. I pantaloni possono essere infilati nelle calze o negli scarponi, mentre sulle parti esposte è possibile applicare repellenti adatti, seguendo attentamente le istruzioni del prodotto.
Una volta rientrati, è importante controllare il corpo, fare una doccia e osservare con particolare attenzione ascelle, inguine, pieghe cutanee, gambe e cuoio capelluto. Anche vestiti, zaini e animali domestici dovrebbero essere ispezionati. Individuare e rimuovere rapidamente una zecca riduce generalmente la probabilità di trasmissione di eventuali agenti infettivi.
La rimozione deve avvenire afferrando il parassita il più vicino possibile alla pelle con una pinzetta adatta e tirando con delicatezza, senza schiacciarlo. Rimedi improvvisati come alcol, olio o calore possono irritarlo e non sono consigliabili. Dopo la rimozione bisogna disinfettare la zona e monitorarla. Febbre, malessere, eruzioni o una macchia che si allarga richiedono un consulto medico, segnalando la precedente puntura.