Allarme per la febbre del sangue dal naso: il virus spaventa l'Europa

Con un tasso di mortalità del 30%, il virus ha colpito un paese europeo, generando crescenti timori per la sua potenziale espansione

23 Agosto 2023
Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

Content Specialist

Ha conseguito un Master in Marketing Management e Google Digital Training su Marketing digitale. Si occupa della creazione di contenuti in ottica SEO e dello sviluppo di strategie marketing attraverso canali digitali.

Fonte: 123rf

Un virus che si è già guadagnato l’appellativo di “febbre del sangue dal naso” sta attirando l’attenzione degli esperti medici e delle autorità sanitarie in tutto il mondo. Con un tasso di mortalità del 30%, il virus ha fatto il suo ingresso in un paese europeo, scatenando timori per la sua possibile diffusione.

La Macedonia del Nord ha ufficialmente confermato un nuovo caso di febbre emorragica di Crimea-Congo (CCHF). Questa malattia è stata inclusa dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) nella lista delle nove malattie che “rappresentano il maggior rischio per la salute pubblica a causa del loro potenziale epidemico”.

Come si trasmette la “febbre del sangue dal naso”

Il virus, trasmesso dalle zecche, scatena nei pazienti gravi emorragie. La sua insorgenza è spesso rapida e determina sanguinamenti sia interni che esterni, tanto che molti l’hanno soprannominato la “febbre del sangue dal naso”.

A fine luglio la Macedonia del Nord ha segnalato un caso mortale di CCHF nella parte centrale del paese. La vittima era un lavoratore agricolo che ha riferito di essere stato punto da una zecca. Anche in diversi paesi limitrofi, come Albania, Bulgaria, Grecia e Kosovo, sono stati segnalati casi sporadici di CCHF.

I sintomi del virus che preoccupa L’Organizzazione Mondiale della Sanità

I sintomi sono improvvisi e includono febbre, dolori muscolari, vertigini, dolore al collo, mal di schiena, mal di testa e dolore agli occhi. Nella fase iniziale, secondo l’OMS, possono anche manifestarsi nausea, vomito, diarrea, dolori addominali e mal di gola, seguiti da bruschi cambiamenti d’umore e confusione.

La CCHF fu identificata per la prima volta nella penisola di Crimea nel 1944, con un’epidemia che colpì il Congo nel 1956, da cui il nome moderno. Al momento non esistono vaccini né farmaci antivirali specifici, ma la ribavirina, un medicinale utilizzato nel trattamento di altri virus come l’epatite C, sembra offrire qualche promessa.

L’OMS e altri esperti sanitari sono preoccupati per la possibile diffusione su scala globale della zecca portatrice del virus, la Hyalomma. Poiché questa zecca può infestare una vasta gamma di animali, sussiste il rischio che possa stabilirsi in nuove comunità, alimentando ulteriori preoccupazioni per la salute pubblica.

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