La storia del rifugiato che ha scritto un libro via Whatsapp

Behrouz Boochani ha pubblicato un libro scritto su Whatsapp e ha vinto un premio, ma non può ritirarlo fisicamente: la sua storia

Ha pubblicato un libro utilizzando WhatsApp per scriverlo e ha vinto un premio da 125 mila dollari, ma non può ritirarlo fisicamente.

È la storia di Behrouz Boochani, curdo iraniano di 35 anni, detenuto da quasi sei anni sull’Isola di Manus in Papua Nuova Guinea. Questo è il luogo che il governo australiano riserva ai migranti clandestini che non hanno speranza di ottenere l’asilo.

Il suo libro, intitolato “No Friend But the Mountains: Writing from Manus Prison” (“Nessun amico se non le montagne: scritto dalla prigione di Manus”), ha vinto il Victorian Prize, uno dei premi letterari più ricchi e prestigiosi d’Australia. Lo scrittore ha trionfato sia nella sezione dedicata ai non-fiction che nella sezione principale.

Boochani ha completato il testo attraverso dei messaggi di testo inviati al suo traduttore via Whatsapp. La connessione a sua disposizione, infatti, era troppo poco stabile per consentirgli di lavorare al computer. Il libro racconta l’esperienza autobiografica dell’autore, confinato in quel pezzo di terra nel nord della Papua Nuova Guinea.

Lo scrittore ha inviato un video all’organizzazione del Victorian Prize per accettare il premio. Queste le sue parole: «Quando sono arrivato sull’isola sei anni fa, un funzionario dell’immigrazione mi ha detto che mi avrebbero esiliato sull’isola di Manus. Ho detto loro che sono uno scrittore. Quella stessa persona ha riso di me e ha ordinato alle guardie di esiliarmi sull’isola di Manus».

Boochani ha proseguito: «Ho tenuto quest’immagine nella mia mente per anni, anche mentre stavo scrivendo il mio romanzo. E anche adesso, mentre sto scrivendo questo discorso di accettazione. È stato un atto di umiliazione. […] Dopo anni di lotta contro il sistema che ha completamente ignorato le nostre identità individuali, sono felice che siamo arrivati ​​a questo momento».

Ancora lo scrittore: «Ciò dimostra che le parole hanno ancora il potere di sfidare sistemi e strutture inumani. Ho sempre detto che credo nelle parole e nella letteratura. Credo che la letteratura abbia il potenziale per cambiare e sfidare le strutture del potere. La letteratura ha il potere di darci la libertà».

Behrouz Boochani ha poi così concluso: «Con umiltà, vorrei dire che questo premio è una vittoria. È una vittoria non solo per noi, ma per la letteratura e l’arte. Soprattutto, è una vittoria per l’umanità. Una vittoria per gli esseri umani, per la dignità umana. Una vittoria contro un sistema che non ci ha mai riconosciuto come esseri umani. È una vittoria contro un sistema che ci ha ridotto a numeri. Questo è un bel momento. Rallegriamoci tutti stasera del potere della letteratura».

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