Olimpiadi e doping, alla ricerca di atleti modificati geneticamente

Alle Olimpiadi si testa un nuovo controllo antidoping per scovare gli 'atleti mutanti' modificati geneticamente: il caso

Fonte: Pixabay

Il doping potrebbe aver creato i primi atleti “mutanti” modificati geneticamente, e per questo alle Olimpiadi di Rio 2016 la tensione sarebbe quantomai alta. Sembra un caso degno della trama del miglior cinefumetto ma in realtà è un pericolo molto più concreto di quel che sembra. Da diversi anni esiste infatti un tipo di doping particolare che non altera direttamente le capacità fisiche, ma, al contrario, le migliora agendo direttamente sul patrimonio genetico del soggetto.

La mutazione consentirebbe agli atleti di potenziare i muscoli, rafforzare oltremodo il fisico ed aumentare la resistenza. Per quanto incredibile possa sembrare la cosa, di atleti geneticamente modificati se n’è già parlato nel 2003, quando la World Anti-Doping Agency (WADA) ha inserito il doping genetico nella black list delle pratiche proibite. Ad oggi, la certezza che tra i tanti sportivi si nasconda qualche “mutante” è praticamente nulla, ma per via dei recenti sviluppi sulla questione l’ente ha comunque deciso di agire preventivamente.

I test di verifica verranno eseguiti dopo le Olimpiadi con il preciso scopo di rilevare negli organismi degli atleti eventuali tracce di eritropoietina, un ormone prodotto naturalmente dai reni che controlla la produzione dei globuli rossi del sangue. Elementi di questo tipo vengono somministrati a soggetti affetti da patologie gravi come il tumore, casi particolari in cui gli ormoni artificiali vengono utilizzati per la rigenerazione cellulare.

Alcuni esperimenti sugli animali hanno mostrato gli effetti che provocano mutazioni genetiche di questo tipo: geni come l’IGF-1 migliorano sostanzialmente i ritmi di crescita dell’organismo mentre ormoni come l’EPO funzionano da ricostituente cellulare per curare casi di anemia grave in seguito a chemioterapia. L’eventuale immissione di quest’ultimo nell’organismo degli atleti olimpionici avrebbe come diretta conseguenza un aumento della naturale produzione di eritropoietina.

Introdurre geni modificati nei corpi degli sporivi significherebbe realmente agire nel loro DNA, alterando quindi le caratteristiche del patrimonio genetico. Allo stato attuale nessuno degli atleti sembra aver presentato tracce di EPO artificiale nel proprio organismo, ma chiaramente, come detto poco sopra, gli atleti geneticamente modificati verranno smascherati solo con verifiche post-Olimpiadi.

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