Presidente o presidentessa? Ce lo dice l'Accademia della Crusca

Il femminile delle professioni è una tematica linguistica sempre molto discussa. Facciamo chiarezza con le spiegazioni dell’Accademia della Crusca

Avvocato o avvocatessa? Presidente o presidentessa? Quando si tratta di nominare una professionista in qualsiasi campo, non si sa mai qual è il termine giusto da adottare.

Il tema del genere femminile per quanto riguarda le cariche e le professioni ha sempre acceso il dibattito tra gli appassionati e gli studiosi della lingua italiana. Anche l’Accademia della Crusca, l’istituzione linguistica più prestigiosa d’Italia, è intervenuta più volte sull’argomento.

Secondo la Crusca la tematica è sempre attuale, anche in virtù dei continui cambiamenti sociali che vedono le donne impiegate in mestieri e professioni che una volta erano appannaggio del sesso maschile e, per questo, non hanno un corrispettivo nella lingua italiana. Il problema è stato molto sentito soprattutto dalle donne che hanno fatto del femminismo una battaglia personale, a cominciare proprio dalla lingua, considerata ancora troppo maschilista. Fin dalle origini ci sono stati la contadina, l’infermiera, la maestra, ma per quanto concerne ruoli dirigenziali o socialmente più elevati, la lingua italiana ha sempre declinato questi sostantivi tutti al maschile.

Il recente caso della seconda carica dello Stato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, che ha precisato di voler essere chiamata “presidente” del Senato e non “presidentessa”, ha acceso nuovamente il riflettore sulla questione.

L’Accademia della Crusca indica come base per declinare le professioni al femminile l’utilizzo del suffisso -essa, per cui abbiamo dottore-dottoressa, professore-professoressa. Altra soluzione è quella di lasciare il nome al maschile e variare l’articolo, per cui abbiamo il dirigente-la dirigente, il preside-la preside, il giornalista-la giornalista o, come nel caso della Casellati, “la presidente del Senato”.

Questa versione sembra essere la più accreditata e accettata dall’Accademia, che la preferisce rispetto all’altra, molto in auge negli ultimi anni, di aggiungere semplicemente la finale -a alle parole al maschile. Su molti quotidiani e documenti ufficiali, non è raro trovare questo tipo di formula: la soldata, la ministra, l’avvocata. Secondo l’Accademia della Crusca, i termini presidente o presidentessa riferiti a una donna possono essere usati entrambi e non rientrano nell’errore, perché appartenenti a quei nomi che esulano dall’appartenenza precisa a un genere.

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