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La differenza tra apposto e a posto

Apposto: participio passato del verbo apporre. A posto: collocato nella giusta posizione. La differenza per una comunicazione corretta

Fonte: Pixabay

Apposto‘ e ‘A posto‘, le somiglianze fra le locuzioni della lingua italiana potrebbero far crollare la vostra credibilità. Nell’epoca in cui il messaggio scritto è ritornato a essere fondamentale per la comunicazione (mail e messaggini hanno sostituito la telefonata classica della seconda metà del novecento), saper scrivere correttamente è sempre più importante.

La scelta fra ‘apposto’ e ‘a posto’ è una delle più scivolose. Tuttavia, avendo chiaro il significato preciso, possiamo evitare brutte figure. Se fino ad oggi avete evitato di rispondere al messaggio di una persona che cordialmente si era interessata al vostro stato di salute, prendete in mano lo smartphone e rassicuratela: ‘è tutto a posto!’.

Participio passato di apporre

Proprio cosi, ‘apposto‘ è il participio passato del verbo ‘apporre‘, cioè ‘mettere qualcosa o qualcuno sopra qualcos’altro’. Uno di quei verbi che vengono sempre meno utilizzati nel linguaggio comune e la cui frequenza è ridotta anche nella comunicazione scritta. Utilizziamo il verbo ‘apporre’ in casi in cui si ‘appone’ un manifesto o un avviso. Per esempio, è corretta la frase: ‘Ho apposto il suo messaggio in bacheca’.

Spesso capita di rispondere alla domanda ‘Come stai?’ pronunciando ‘Apposto’. Nella comunicazione verbale ciò può essere accettato come un raddoppiamento fonosintattico di ‘a posto’. In altri termini, nella comunicazione verbale è accettabile raddoppiare la lettera ‘P’ per dare fluidità alla risposta. Tuttavia, nella comunicazione scritta questo rimane un grave errore perché, a differenza di altre locuzioni, il raddoppiamento fonosintattico non è consentito.

Stai bene, stai a posto

La locuzione ‘a posto’ significa letteralmente ‘collocato/a nella giusta posizione’. Come espressione di gergo comune, la utilizziamo spesso per dire che stiamo bene o che una situazione è ben realizzata. Sebbene sia un’espressione gergale non elegantissima, nella comunicazione contemporanea è largamente accettata se utilizzata nella maniera corretta, cioè evitando di scrivere ‘apposto’.

La formula ‘a posto’ ha una spiccata capacità espressiva e ci permette di trattare il nostro interlocutore con una certa familiarità. A differenza di altre locuzioni come, ‘soprattutto’, ‘contraccolpo’, ‘cosiddetto’, non è ancora arrivato il momento di accettare il raddoppiamento fonosintattico. Probabilmente è solo questione di tempo, il linguaggio è costituito da simboli in continua trasformazione, ma per ora conviene attenersi alla norma.

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