Se fai troppi selfie potresti avere una malattia

Secondo uno studio scientifico chi si fa troppi selfie ogni giorno e non riesce a smettere potrebbe avere una malattia

Se ti fai troppi selfie potresti essere malato. Non è la prima volta che i medici parlano di una possibile patologia legata alla voglia continua di farsi un autoscatto. A confermare questa teoria sono stati i ricercatori dell’Università di Nottingham, che hanno realizzato uno studio che ha dimostrato l’esistenza di una vera e propria patologia legata all’ossessione per i selfie, ribattezzata “selfite”.

Questa patologia colpisce due persone su tre, entrando a far parte della nostra vita quotidiana e invadendo ogni aspetto dell’esistenza. A rendere il problema ancora più grave e pericoloso sarebbe il fatto che la “selfite” si presenta in modo latente.

Già mesi fa una ricerca dell’American Psychiatric Association aveva individuato tre livelli di questo disturbo ossessivo e compulsivo, caratterizzato dal desiderio di scattare delle foto di sé stessi per pubblicarle in seguito sui social network, per poter compensare la mancanza di autostima, attendendo un riscontro positivo.

Gli stadi della malattia sono tre: la Selfitis Borderline, che è piuttosto lieve, consiste nell’auto-scattarsi delle foto almeno tre volte al giorno, senza pubblicarle sui social. Troviamo poi la Selfitis acuta, in cui il paziente si scatta circa tre selfie al giorno, postandoli tutti sui social.

Infine la Selfitis cronica corrisponde alla voglia incontrollabile di scattare delle fotografie in qualsiasi istante per tutto l’arco della giornata. In questo stadio, che è il più grave, i selfie vengono pubblicati almeno sei volte al giorno.

Dunque secondo gli scienziati il segreto starebbe nella scelta di quando e quante foto pubblicare. Qual è la soluzione a questo problema? Per gli esperti almeno un giorno a settimana tutte le persone dovrebbero disintossicarsi dall’uso degli smartphone, riprendendo il contatto con la vita reale, uscendo, divertendosi e “disconnettendosi” completamente.

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