Sulla superficie del Sole si nascondono minuscoli vortici di plasma che fino a oggi nessun telescopio era riuscito a osservare con sufficiente dettaglio. Le immagini a più alta risoluzione mai ottenute della fotosfera hanno permesso agli scienziati di individuare per la prima volta direttamente sul Sole un fenomeno noto come instabilità di Kelvin-Helmholtz.
La scoperta potrebbe aiutare a comprendere uno dei meccanismi attraverso cui l’energia magnetica viene accumulata e trasportata nella nostra stella. Ed è proprio quell’energia ad alimentare fenomeni molto più spettacolari e violenti, come brillamenti ed eruzioni solari, alcuni dei quali possono avere conseguenze anche nell’ambiente terrestre. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature il 5 agosto 2026.
- Le immagini del Sole più dettagliate mai ottenute
- Cos'è l'instabilità di Kelvin-Helmholtz
- Cosa c'entrano brillamenti e tempeste solari
- Perché la scoperta interessa anche la Terra
Le immagini del Sole più dettagliate mai ottenute
La scoperta è stata possibile grazie al Daniel K. Inouye Solar Telescope, situato sull’isola di Maui, alle Hawaii. Con uno specchio principale di quattro metri, è il più potente telescopio solare al mondo.
Gli scienziati hanno osservato una regione magneticamente attiva vicina a una macchia solare, ottenendo immagini della fotosfera con un livello di dettaglio senza precedenti. Proprio lungo i confini delle strutture magnetiche sono apparse sottilissime bande e forme simili a piccoli vortici.
Le osservazioni sono state poi confrontate con simulazioni al computer. La corrispondenza ha permesso ai ricercatori di identificare quelle strutture come manifestazioni dell’instabilità di Kelvin-Helmholtz, un fenomeno fisico teorizzato nell’Ottocento e osservato in molti altri contesti, ma mai confermato direttamente sulla superficie di una stella.
Cos’è l’instabilità di Kelvin-Helmholtz
Il meccanismo si verifica quando due flussi scorrono uno accanto all’altro a velocità differenti. La differenza di velocità crea un’instabilità nella zona di contatto e può produrre onde e vortici.
Sulla Terra un fenomeno simile può comparire nell’atmosfera e negli oceani. Sul Sole, però, non abbiamo a che fare con acqua o aria, bensì con plasma attraversato da intensi campi magnetici.
Le nuove osservazioni mostrano piccoli vortici lungo i margini delle regioni magnetiche della fotosfera. Alcune strutture hanno dimensioni di appena poche decine di chilometri: minuscole sulla scala del Sole, ma sufficientemente importanti da poter influire sulla dinamica del suo campo magnetico. È questo il motore nascosto: un processo fisico finora invisibile che potrebbe contribuire al trasporto e all’accumulo dell’energia.
Cosa c’entrano brillamenti e tempeste solari
Il campo magnetico solare è alla base di alcuni degli eventi più energetici della nostra stella. Quando grandi quantità di energia magnetica vengono improvvisamente liberate possono verificarsi brillamenti solari e, in determinate circostanze, espulsioni di massa coronale.
Le nuove osservazioni suggeriscono che i piccoli vortici possano contribuire a torcere e mescolare i campi magnetici e quindi partecipare ai processi attraverso cui l’energia viene trasferita. Gli scienziati, tuttavia, non hanno dimostrato che ogni vortice generi direttamente un brillamento. Il risultato offre piuttosto un nuovo elemento per capire la catena di fenomeni che alimenta l’attività magnetica del Sole. La distinzione è importante perché il legame dovrà essere studiato con ulteriori osservazioni.
Perché la scoperta interessa anche la Terra
Capire meglio l’origine dell’attività solare significa anche migliorare, in prospettiva, le previsioni del cosiddetto meteo spaziale. Le eruzioni più intense, quando sono orientate nella direzione del nostro pianeta, possono interferire con satelliti, comunicazioni radio, sistemi di navigazione e, nei casi più importanti, reti elettriche. Le tempeste geomagnetiche possono inoltre rendere visibili le aurore a latitudini insolitamente basse.
La scoperta potrebbe aiutare anche a rispondere a un altro grande interrogativo della fisica solare: perché la corona raggiunge temperature di milioni di gradi mentre la superficie visibile del Sole è molto più fredda. I ricercatori ipotizzano che questi vortici possano partecipare al trasferimento di energia verso gli strati superiori dell’atmosfera solare.
Per ora è una possibilità da approfondire. Ciò che è stato osservato direttamente, invece, rappresenta già un risultato storico: un processo previsto dalla fisica da oltre un secolo è diventato finalmente visibile sulla superficie del Sole.