Termometro, l'errore che fanno (quasi) tutti: come misurare davvero la febbre

Il problema non è il termometro, ma come viene usato. Ecco cosa sapere.

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

Content Specialist

Ha conseguito un Master in Marketing Management e Google Digital Training su Marketing digitale. Si occupa della creazione di contenuti in ottica SEO e dello sviluppo di strategie marketing attraverso canali digitali.

Il termometro è uno di quegli oggetti che diamo per scontati. È lì, nel cassetto del bagno o nell’armadietto dei medicinali, pronto a essere usato al primo sospetto di febbre. Eppure, proprio perché sembra semplice, viene spesso utilizzato nel modo sbagliato. Il risultato? Valori imprecisi, letture che tranquillizzano quando non dovrebbero o che, al contrario, fanno scattare allarmi inutili. L’errore più comune non riguarda il dispositivo, ma l’interpretazione di un segnale che tutti conosciamo bene: il famoso “bip”.

Il falso mito del bip nei termometri digitali: non indica la temperatura finale

Nell’immaginario comune, il bip del termometro digitale segna la fine della misurazione. Suona, si legge il numero sul display e la temperatura viene data per certa. In realtà, nella maggior parte dei termometri digitali a sonda, quel segnale acustico non indica che la temperatura corporea reale sia stata raggiunta.

Il bip scatta quando la temperatura smette di salire rapidamente, cioè quando il dispositivo “percepisce” una sorta di stabilizzazione iniziale. Questo può avvenire anche dopo soli 20–60 secondi. Il problema è che questa stabilizzazione è spesso solo apparente, soprattutto quando la misurazione avviene in ascella.

Perché l’ascella è una sede lenta e ingannevole

L’ascella è la sede più utilizzata, ma anche la più problematica dal punto di vista termico. È una zona esposta all’aria, influenzata dalla posizione del braccio, dalla temperatura ambientale e dallo scambio di calore con la pelle. Tutti questi fattori rendono il riscaldamento della sonda più lento rispetto ad altre sedi.

Quando il termometro emette il bip in ascella, spesso non ha ancora raggiunto un vero equilibrio termico con il corpo. Il calore interno non è arrivato completamente alla sonda, e il valore visualizzato risulta più basso di quello reale. La differenza non è trascurabile: può variare da 0,2 fino a 0,5 gradi. Abbastanza per trasformare una febbricola in una temperatura apparentemente normale.

Cosa succede dentro il termometro

I termometri digitali moderni utilizzano sensori molto sensibili alle variazioni di temperatura. Alcuni modelli impiegano anche algoritmi predittivi, progettati per stimare il valore finale e ridurre i tempi di attesa. Questo sistema funziona abbastanza bene in sedi come la bocca o il retto, dove la temperatura si stabilizza più rapidamente.

In ascella, però, l’algoritmo può “anticipare” il risultato. Il dispositivo interpreta il rallentamento dell’aumento termico come un punto di arrivo, quando in realtà il processo non è ancora concluso. In altre parole, il termometro crede di aver finito, ma il corpo no.

Come misurare davvero la febbre in modo corretto

Per ottenere una misurazione affidabile in ascella non servono strumenti sofisticati, ma un piccolo cambio di abitudine. La regola d’oro è semplice: ignorare il bip.

L’ideale è mantenere il termometro in sede per un tempo totale di 3–5 minuti. Se si preferisce ascoltare il bip come riferimento iniziale, è comunque importante aggiungere almeno 1–2 minuti dopo il segnale acustico. Questo tempo extra consente alla sonda di raggiungere una reale stabilizzazione termica, riducendo in modo significativo il margine di errore.

I termometri a mercurio, invece, non si usano più. Dal 2009 l’Unione Europea ne ha vietato la commercializzazione per uso domestico, ospedaliero e ambulatoriale, a causa della pericolosità del mercurio, una sostanza tossica sia per la salute umana sia per l’ambiente. Il divieto riguarda la vendita, non il possesso: per questo motivo può capitare che qualcuno ne abbia ancora uno in casa, acquistato molti anni fa. Va detto che i termometri a mercurio erano considerati molto affidabili, ma l’accuratezza non giustifica il rischio. I modelli digitali moderni, se usati correttamente, offrono misurazioni sicure e sufficientemente precise per l’uso quotidiano.

E negli altri metodi di misurazione?

L’esigenza di tempi più lunghi riguarda soprattutto l’ascella. Altri metodi si comportano in modo diverso.

La misurazione orale è generalmente più rapida e precisa, e il bip risulta più attendibile, a patto che non si sia bevuto o mangiato di recente. La misurazione rettale, soprattutto nei bambini piccoli, resta il riferimento più vicino alla temperatura corporea interna reale.

I termometri auricolari e frontali a infrarossi, invece, sono molto veloci ma fortemente dipendenti dalla tecnica e dalle condizioni: cerume, sudore, otiti o ambienti freddi possono alterare il risultato.

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