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Thegiornalisti: “Noi in crisi? Ci siamo fatti una risata"

A un mese dal concerto-evento per i dieci anni di carriera, la band dei Thegiornalisti smentisce qualsiasi voce di crisi e si prepara a festeggiare.

Fonte: Vivo Concerti

Da Riccione in giù, verrebbe da dire per riprendere il ritornello della Carrà. Effettivamente per i Thegiornalisti, band romana che ha alle spalle ormai un decennio di carriera, il tormentone datato 2017 ha rappresentato un punto di svolta, un non ritorno sulla strada del pop che ne ha segnato l’accelerazione dopo gli anni di gavetta.

Roma, 2009. È quei che Tommaso Paradiso, Marco Primavera e Marco Antonio Musella detto Rissa decidono di dare l’avvio al progetto Thegiornalisti che lungo gli anni ha messo a segno successi virali ormai evergreen. E, così, sulla scia di Completamente e Riccione sono arrivati singoli da classifica come Questa nostra stupida canzone d’amore, Felicità puttana e – ultimo in ordine di tempo – Maradona y Pelé.

E per festeggiare il primo decennio la band romana si prepara a suonare al Circo Massimo il 7 settembre per un concerto-evento che promette di essere una grande festa. Così, mentre in radio suona “una canzone che non fa dormire” (la loro), i tre rispondono anche alle voci circolate sul loro conto che li vorrebbero sull’orlo dello scioglimento.

Ne abbiamo parlato con il chitarrista Marco.

Il termometro della band oggi che stato di salute segna?
Il termometro della band segna ottima salute, al di là di quello che qualche blog e rivista hanno scritto. Noi siamo tranquilli, non è vero che ci siano tutti questi movimenti strani di cui hanno parlato. Prima di questo periodo estivo in cui siamo distantissimi fisicamente, e dopo che erano già circolate queste voci, ci siamo visti per definire alcune cose sul concerto e abbiamo parlato, fra le altre, anche di questa cosa. In pratica ci siamo fatti una risata.

Ma che cosa è successo che può aver scatenato questa chiacchiera?
Ma quello che è successo è fondamentalmente molto banale: io e Marco, finora, ci eravamo sempre preoccupati poco di alcuni aspetti, privilegiando il fatto di suonare e basta. Per dire, non avevamo un manager all’interno dei Thegiornalisti e quindi, semplicemente, a un certo punto abbiamo coinvolto un manager. Tutto qua. Ci ridiamo sopra e sui social ai nostri fan ho spesso risposto ironicamente: “Con questo caldo tutti si sciolgono”.

Vi sareste mai aspettati un successo di questa portata?
Abbiamo una fanbase molto ampia e trasversale e questa è una cosa quasi strana, ma i visi delle persone li vedi dal palco. Per me sembra tutto nuovo, anche se è da un po’ ormai che le cose stanno andando così bene. Abbiamo iniziato a suonare come Thegiornalisti senza la minima idea né speranza di arrivare a questo tipo di vette e ci sarebbe andato bene, anche molto meno. Saremmo stati felicissimi con numeri molto minori, quindi pensa adesso quanto possiamo essere felici di aver superato di gran lunga le nostre più rosee speranze.

Come vi siete confrontati con la popolarità così ampia di questi ultimi anni?
Quando il successo arriva all’improvviso, e l’ho visto con tanti colleghi musicisti, magari già al primo disco, c’è il pericolo un po’ di montarsi la testa. Intendo dire, se inizi a fare musica perché ti sentivi, sai, lo sfigato di turno, il successo può fare l’effetto opposto: ti fa sentire un mito. È normale che possa far cambiare, non sei più tu, ma è qualcosa che ho visto più sugli altri dato che noi siamo stati forse aiutati proprio dall’aver avuto una lunga gavetta alle spalle.

Nel corso della vostra storia, la maggiore esposizione di Tommaso Paradiso come cantante e leader del gruppo è mai stata di peso?
Tommaso è un ottimo frontman e quando abbiamo formato la band l’abbiamo scelto anche per questo. Ognuno deve trovare il proprio ruolo nella vita e fare quello che gli viene meglio: io mi sono sempre sentito una spalla e mi piace esserlo, mica rosico per il fatto di non essere in prima fila. Bisogna avere una certa predisposizione anche per quello.

Veniamo all’oggi e al concerto al Circo Massimo del 7 settembre: anche in questo caso sono corse voci al vostro riguardo…
È lo stesso discorso di cui sopra: la voce delle vendite al di sotto delle attese è arrivata dalla stessa fonte dell’altra, non è una voce obiettiva né amica. Non sto seguendo lo sbigliettamento, come ho fatto in altri casi, come per i palazzetti; ci sono stati casi in cui, a due settimane dall’evento, avevamo venduto pochissimi biglietti, e alla fine sono diventati tutti sold out.

Beh, un sold out sul fil di lana al Circo Massimo non sarebbe affatto male, no?
C’è anche dire che non sempre la gente compra in prevendita e soprattutto, se mi metto nei panni di un fan, non è che avrei paura di non trovare un posto al Circo Massimo se non compro il biglietto tanto tempo prima. Il rischio era per la Love Area, la zona sottopalco che infatti è andata sold out velocemente. Per il resto, penso che molti aspettino all’ultimo e un ingresso dovrebbero poterlo trovare tutti… Poi magari mi sbaglio per l’ennesima volta e facciamo sold out anche lì. No anzi, meglio di no, sennò ci dicono che i Thegiornalisti se so’ montati la testa.

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