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La NASA ti paga per vivere un anno come su Marte: si cercano quattro volontari. Come candidarsi

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

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La NASA è alla ricerca di 4 volontari pronti a vivere un’esperienza fuori dal comune: trascorrere 365 giorni all’interno di un habitat che riproduce le condizioni di una futura missione verso la Luna e Marte. Sebbene il viaggio non avverrà realmente nello spazio, i partecipanti dovranno affrontare una simulazione estremamente realistica, studiata per mettere alla prova ogni aspetto della vita lontano dalla Terra.

L’iniziativa rientra nel programma di ricerca CHAPEA (Crew Health and Performance Exploration Analog), nato con l’obiettivo di raccogliere dati preziosi sul comportamento umano durante missioni spaziali di lunga durata. L’esperimento consentirà agli scienziati di comprendere meglio come l’isolamento prolungato, gli spazi ridotti e la convivenza forzata possano influenzare il benessere fisico e mentale degli astronauti.

Le informazioni raccolte saranno fondamentali per progettare le future missioni del programma Artemis, che punta a riportare l’uomo sulla Luna e, successivamente, a preparare il primo viaggio umano verso Marte.

Come sarà la vita all’interno dell’habitat

La simulazione si svolgerà presso il Johnson Space Center della NASA, a Houston, dove è stato realizzato un habitat progettato per ricreare il più fedelmente possibile le condizioni che gli astronauti potrebbero vivere durante una lunga missione nello spazio.

Per un intero anno i quattro membri dell’equipaggio vivranno completamente isolati dal mondo esterno. Ogni giornata seguirà una programmazione rigorosa, con attività scientifiche, manutenzione delle apparecchiature, allenamenti fisici e simulazioni di emergenze.

Tra i compiti previsti ci saranno:

  • camminate spaziali simulate utilizzando particolari tute;
  • raccolta di campioni durante finte esplorazioni della superficie marziana;
  • utilizzo di rover per spostarsi nell’ambiente simulato;
  • coltivazione di alcune piante destinate all’alimentazione;
  • gestione delle comunicazioni con un ritardo simulato, proprio come avverrebbe tra Marte e la Terra.

Anche gli aspetti più semplici della vita quotidiana saranno studiati nei minimi dettagli: dalla preparazione dei pasti alla gestione dell’acqua, fino all’organizzazione del tempo libero.

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L’obiettivo è capire come reagisce l’uomo

Una missione verso Marte potrebbe durare oltre due anni tra viaggio di andata, permanenza sul pianeta e ritorno. Per questo motivo gli aspetti tecnologici rappresentano solo una parte della sfida.

Gli esperti della NASA vogliono capire come il corpo umano reagisca a lunghi periodi di isolamento e come cambino il comportamento, la capacità decisionale e le relazioni tra i membri dell’equipaggio. Gli studiosi analizzeranno anche come i volontari affrontano situazioni impreviste, la gestione delle emergenze e la distribuzione dei compiti all’interno del gruppo.

Le tecnologie verranno messe alla prova

La simulazione non servirà soltanto a studiare le persone, ma anche a verificare l’efficacia delle tecnologie che accompagneranno gli astronauti nelle future missioni.

Saranno testati nuovi sistemi di supporto vitale, strumenti per il riciclo dell’acqua e dell’aria, software di gestione delle attività quotidiane e procedure pensate per ridurre al minimo il consumo di risorse.

Ogni elemento dovrà funzionare in modo affidabile per lunghi periodi senza la possibilità di ricevere assistenza immediata dalla Terra, proprio come accadrebbe durante una missione verso Marte.

Le simulazioni permettono infatti di individuare eventuali criticità quando è ancora possibile intervenire con modifiche e miglioramenti, evitando rischi nelle future missioni reali.

Chi può candidarsi alla selezione

La NASA ha stabilito requisiti molto precisi per partecipare alla selezione. Possono candidarsi cittadini statunitensi oppure persone in possesso della Green Card, con un’età compresa generalmente tra i 30 e i 55 anni, in buona salute e non fumatori. È inoltre richiesta una formazione in discipline STEM oppure un’esperienza professionale equivalente. Anche alcuni piloti militari o civili con un elevato numero di ore di volo possono soddisfare i requisiti richiesti.

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