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Nuovo virus dai pesci, rischio per gli occhi: attenzione con l'arrivo dell'estate

Uno studio pubblicato su Nature Microbiology accende i riflettori su una possibile nuova zoonosi marina: un virus finora confinato a pesci e invertebrati potrebbe essere responsabile di gravi infezioni oculari nell’uomo, con rischi fino alla cecità

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

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Un virus che fino a oggi era considerato esclusivo degli ambienti marini potrebbe aver compiuto un preoccupante salto di specie verso l’essere umano. È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato su Nature Microbiology, che ha analizzato 70 casi di una rara patologia oculare di origine finora sconosciuta.

La ricerca ha individuato un legame diretto tra il nodavirus marino (Cmnv) e una forma di uveite anteriore virale ipertensiva persistente, una condizione che provoca infiammazione cronica, aumento della pressione intraoculare e, nei casi più gravi, danni permanenti alla vista fino alla cecità.

La nuova frontiera delle infezioni emergenti

Secondo i ricercatori del Laoshan Laboratory di Qingdao, il virus è stato identificato nei tessuti oculari dei pazienti esaminati. Oltre alla presenza dell’agente patogeno, lo studio ha evidenziato una risposta immunitaria specifica, confermata attraverso la sieroconversione.

Questo dato rappresenta un forte segnale di allarme per la comunità scientifica. Finora le zoonosi erano associate prevalentemente a animali terrestri, insetti vettori o ambienti urbani. Ora, invece, si apre una nuova prospettiva: quella delle infezioni provenienti dagli ecosistemi marini.

Il Covert Mortality Nodavirus, noto per colpire pesci, crostacei e invertebrati, dimostrerebbe quindi una sorprendente capacità di adattamento a ospiti biologicamente molto diversi.

Come si manifesta l’infezione oculare

La patologia osservata presenta sintomi particolarmente seri e spesso simili a quelli del glaucoma. I pazienti mostrano:

  • forte infiammazione dell’occhio
  • pressione intraoculare elevata
  • dolore e disturbi visivi
  • progressivo danno ai tessuti oculari

Nei casi più avanzati, la malattia può evolvere verso una perdita irreversibile della vista.

Proprio la severità del quadro clinico ha spinto gli studiosi a ipotizzare l’esistenza di una nuova malattia infettiva emergente, finora non riconosciuta dalla medicina.

Il rischio arriva dal cibo e dalla manipolazione degli animali marini

Secondo gli esperti, il principale canale di trasmissione sarebbe legato alla catena alimentare. In particolare, i soggetti più esposti sembrano essere coloro che lavorano a stretto contatto con specie acquatiche o consumano frutti di mare crudi o non adeguatamente trattati.

Lo studio evidenzia che il 71,4% dei casi riguarda persone esposte a queste condizioni.

Le principali modalità di contagio ipotizzate sono:

  • manipolazione di pesci e crostacei
  • contatto professionale con ambienti ittici
  • consumo di molluschi e frutti di mare crudi

Questo aspetto rende la scoperta particolarmente rilevante anche sul fronte della sicurezza alimentare.

Il fenomeno osservato dagli studiosi prende il nome di spillover, ovvero il passaggio di un agente patogeno da una specie animale all’uomo.

Nel caso del nodavirus, il salto di specie appare particolarmente significativo perché coinvolge un virus proveniente da un ecosistema acquatico, un ambito ancora poco studiato in relazione alle zoonosi umane.

I ricercatori hanno inoltre osservato che il virus è in grado di infettare cellule di mammiferi in vitro e, nei modelli animali, di provocare danni oculari compatibili con quelli riscontrati nei pazienti.

Questo suggerisce una reale capacità del virus di adattarsi all’organismo umano.

Una nuova attenzione alle zoonosi dal mare

La scoperta apre un nuovo scenario nella medicina delle malattie infettive emergenti. Non solo virus trasmessi da mammiferi terrestri o insetti, ma anche agenti patogeni provenienti dal mare potrebbero rappresentare una minaccia crescente.

In un contesto segnato dai cambiamenti climatici, dalla modifica degli ecosistemi e dall’aumento dei contatti tra uomo e ambiente naturale, il rischio di nuovi salti di specie potrebbe diventare sempre più concreto.

Il mare, finora considerato un fronte secondario per le zoonosi, potrebbe trasformarsi in uno dei nuovi epicentri delle infezioni emergenti del futuro

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