Perché il Carnevale inizia il 17 gennaio? La leggenda di Sant'Antonio Abate e il fuoco degli inferi

Pronti a immergervi nelle atmosfere del Carnevale? Scoprite con noi la storia dietro questa festa intrisa di allegria e tradizione.

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Giuseppe Guarino

Giuseppe Guarino

Giornalista

Ph(D) in Diritto Comparato e processi di integrazione e attivo nel campo della ricerca, in particolare sulla Storia contemporanea di America Latina e Spagna. Collabora con numerose testate ed è presidente dell'Associazione Culturale "La Biblioteca del Sannio".

Il Carnevale è una festa dai contorni festosi ma dalle radici antichissime, capace di attraversare secoli e culture mantenendo intatto il suo significato simbolico di rovesciamento, libertà e rigenerazione. Nel 2026, l’inizio del Carnevale cade il 17 gennaio, una data tutt’altro che casuale: coincide infatti con la festa di Sant’Antonio Abate, figura centrale nella tradizione cristiana ma profondamente legata a rituali e credenze di origine precristiana.

Le origini del Carnevale

Molto prima che il Carnevale assumesse la forma codificata che conosciamo oggi, il periodo compreso tra il solstizio d’inverno e l’equinozio di primavera era scandito da celebrazioni legate alla fertilità della terra, alla purificazione e al ciclo agricolo. Nell’antica Roma, gennaio era un mese rituale, dedicato a pratiche propiziatorie per garantire raccolti abbondanti e la protezione degli uomini, degli animali e dei campi. Con l’avvento del Cristianesimo, questi riti non scomparvero del tutto, ma vennero assorbiti e rielaborati all’interno del nuovo sistema religioso.

La figura di Sant’Antonio Abate

La figura di Sant’Antonio Abate, eremita e padre del monachesimo, si inserisce perfettamente in questa continuità simbolica. Ancora oggi, il 17 gennaio è tradizionalmente associato alla benedizione degli animali e ai falò rituali, elementi che richiamano antichi culti del fuoco come strumento di purificazione e rinnovamento. Non è un caso che proprio da questa data prenda avvio il clima carnevalesco: il Carnevale nasce come uno spazio sospeso, un tempo “altro” in cui l’ordine quotidiano viene momentaneamente sovvertito.

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La settimana centrale del Carnevale è tradizionalmente quella che culmina con il giovedì grasso e il martedì grasso, giorni in cui le celebrazioni raggiungono il loro apice. In questo periodo, le strade delle città e dei borghi d’Italia si animano di parate, feste in maschera e tradizioni culinarie legate alla festa. Con il mercoledì delle Ceneri si ritorna alla sobrietà: ha così inizio la Quaresima, il tempo di riflessione e penitenza che precede la Pasqua.

Quando e dove è nato il Carnevale

Il termine “Carnevale” fece la sua prima comparsa ufficiale in un documento del 1094 del Doge Vitale Falier a Venezia, con riferimento a “eventi di pubblico divertimento.” Tuttavia, il Carnevale come lo conosciamo oggi ufficialmente prese vita a Venezia nel 1296, quando un editto del Senato della Repubblica Serenissima dichiarò festivo il giorno precedente l’inizio della Quaresima. Questo decreto segnò l’avvio di una tradizione che si sarebbe sviluppata nel corso dei secoli, trasformando la città lagunare in una delle città più celebri al mondo per le sue scintillanti celebrazioni.

Ma quindi il Carnevale è una storia tutta italiana? Sì e no. Pur essendo Venezia una pietra miliare nella ricostruzione delle sue origini, non è da qui che è cominciato tutto. Il Carnevale veneziano è piuttosto una rielaborazione delle festività greche e romane menzionate in precedenza, arricchite da ulteriori elementi di gioia, eccessi e maschere.

Sebbene sia difficile identificare un luogo o una data precisa per la nascita del Carnevale, possiamo affermare che è un fenomeno che si è sviluppato in diverse parti del mondo, assumendo caratteristiche uniche in ogni contesto. Dalla maestosa Venezia barocca alle vibranti sfilate di Rio de Janeiro, dal fervore del Carnevale di Trinidad e Tobago alla raffinatezza della festa dei fiori di Nizza, il Carnevale si è adattato e evoluto nel corso dei secoli, abbracciando le culture e le tradizioni delle comunità che lo celebrano.

Qual è il significato del Carnevale?

La radice del termine “carnevale” risiede nel latino carnem levare, che si traduce in “eliminare la carne“. Questa parola indicava il sontuoso banchetto che concludeva il tempo di Carnevale, noto come martedì grasso per un motivo ben preciso: questa festa anticipava il periodo di astinenza e digiuno imposto dalla Quaresima, durante il quale il consumo di carne era proibito.

Il Carnevale, quindi, diventava un’opportunità per concedersi un ultimo momento di piacere a tavola prima di abbracciare il periodo di penitenza e pentimento. L’etimologia stessa del termine ci sottolinea l’importanza simbolica di questa festa e la sua profonda connessione con la tradizione religiosa, rappresentando un momento di transizione tra l’abbondanza e la rinuncia, tra l’eccesso e la disciplina.

Tuttavia, il significato del Carnevale va oltre la sua origine religiosa. È un’occasione per celebrare la bellezza della vita, per esprimere la propria creatività attraverso travestimenti e maschere, e per ritrovarsi insieme al resto della comunità per condividere momenti di gioia e spensieratezza. In molte culture, il Carnevale rappresenta anche un’opportunità per sfidare le regole sociali e culturali, per rovesciare l’ordine costituito e per consentire l’espressione di desideri e impulsi altrimenti repressi.

Come mai ci si maschera a Carnevale?

L’usanza di mascherarsi durante il Carnevale affonda le sue radici in tempi antichi. Gli antichi greci, durante i riti dionisiaci, e i romani, durante i Saturnali, praticavano l’uso delle maschere per celare la propria identità. In quei giorni di festa, nei quali come abbiamo visto le gerarchie sociali venivano rovesciate, era in qualche modo consentito a tutti di infrangere le regole e di sperimentare una libertà totale. Indossare una maschera forniva l’opportunità di rimanere anonimi e di esprimersi senza restrizioni, liberando l’individuo da qualsiasi costrizione sociale.

Con il trascorrere del tempo, l’usanza di mascherarsi a Carnevale non solo è sopravvissuta, ma si è arricchita di significati e tradizioni. Ogni città ha sviluppato le proprie maschere tipiche, dando vita a personaggi iconici come l’Arlecchino milanese, il Pulcinella napoletano e il Rugantino romano. Durante il Carnevale, quindi, molte persone trovavano il coraggio di fare ciò che nel resto dell’anno non avrebbero osato mai. Le maschere diventano così un simbolo di liberazione, consentendo a chiunque voglia di esprimere la propria creatività, di lasciarsi andare ai desideri più nascosti e di trasformarsi in personaggi diversi dalla loro vita quotidiana.

Indossare una maschera a Carnevale può essere quindi un modo per infrangere le convenzioni e superare le barriere, permettendo a ognuno di esprimere la propria personalità in modo libero e disinibito. Questa festa diventa un momento speciale in cui il gioco, la fantasia e la sperimentazione prendono il sopravvento, creando un’atmosfera unica. Nel 2026, il Carnevale che inizia il 17 gennaio porta con sé tutto questo patrimonio culturale: una festa che non è solo colore e divertimento, ma memoria, trasformazione e continuità tra il mondo antico e quello moderno.

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