Intervista esclusiva a Ziggy Marley: "Vi racconto mio padre Bob"

A poche settimane di distanza dalla sua unica data italiana, Ziggy Marley si racconta in questa intervista esclusiva parlando di sé e di suo padre Bob

È il figlio del re del reggae e si vede: Ziggy Marley, primogenito del celebre Bob, ha seguito la carriera del padre e ha centrato il bersaglio.

A distanza di anni, Ziggy continua a far ballare “the umanity” (termine che continuerà a ripetere durante tutta l’intervista e che documenta la sua filantropia) proprio come ha fatto suo padre Bob prima di lui. “Rebellion Rises” è il suo ultimo album: uscito nel mese di maggio, è già un successo planetario. Il disco è un inno alle ribellioni, una sorta di critica alla politica e ai falsi leader che oggi governano il mondo. Ziggy Marley ha iniziato a produrre l’album durante la campagna elettorale statunitense e ha cominciato un tour negli Stati Uniti e in Europa per promuovere il suo lavoro. Le voci di ribellione toccheranno il suo pubblico? Lui spera proprio di sì.

La passione per la musica di Ziggy è iniziata presto, quando aveva appena undici anni e insieme ai suoi fratelli incise un singolo, “Children playing in the streets”. A ispirarlo, i momenti più belli della sua infanzia e suo padre ovviamente, con il quale si divertiva a giocare a calcio nelle strade di Kingston. Oggi Ziggy Marley vive a Los Angeles, ma ricorda ancora il suono della voce di Bob e le passioni che li univano e che hanno contribuito a creare due uomini differenti, ma con la stessa voglia di impegnarsi e cambiare il mondo con la musica. Ribellione sì, ma guidata dall’amore più profondo per il genere umano.

Ziggy Marley ha iniziato la sua carriera nella musica cantando insieme ai suoi fratelli nel gruppo “Melody Makers”, poi come solista. Il suo primo album, “Dragonfly”, è uscito nel 2003. Il secondo, “Love is my religion”, gli è valso un Grammy nel 2006 come Miglior album reggae. Ha vinto ben sette premi in questa categoria, confermandosi uno dei maggiori artisti della scena reggae internazionale. Oltre alla musica, Ziggy Marley è molto attivo nel campo del volontariato. Ha infatti fondato U.R.G.E. (Unlimited Resources Giving Enlightment), un’associazione che si occupa di aiutare i bambini che vivono in povertà. Il grande Bob non può che essere fiero di lui.

nuovo album ziggy marley
La copertina di “Rebellion Rises”

Sono passati due anni dal tuo lavoro precedente, che porta il tuo stesso nome: “Ziggy Marley”. Come hai trascorso questo tempo?

Siamo stati in tour, prevalentemente. Mi sono fermato in Europa per molto tempo e nel mentre ho scritto nuova musica, la stessa che poi ha dato origine a “Rebellion Rises”.

Ecco, appunto: parliamo un po’ di “Rebellion Rises”, il tuo ultimo lavoro. In un brano intitolato “See dem fake leaders”, canti “Guarda questi finti leader, che siedono sulla posizione del potere, dalla religione alla politica, cavalcando un’onda di paura”. Quando hai scritto questi versi pensavi a qualcuno in particolare?

Pensavo a tutti i falsi leader del mondo che sono a capo di strutture vecchie e logore che però ancora oggi sottraggono molto al genere umano, dalla politica alla religione. Penso che la mancanza di una vera leadership sia la principale causa delle guerre nel mondo e delle divisioni tra i popoli.

L’attenzione è oggi tutta spostata sull’America di Donald Trump, soprattutto quella dei media, ma in Africa ci sono molti fake leaders, dei veri e propri dittatori.

Esattamente, l’Africa è davvero un grande problema poiché è il territorio più ricco di risorse e allo stesso tempo il più povero al mondo, dove le persone soffrono davvero. C’è una mancanza di leadership in Africa e tutto il mondo è responsabile di questa condizione, che è totalmente inaccettabile. Il genere umano non può permettersi di vivere in questa situazione conflittuale, dobbiamo fare qualcosa di diverso e invertire la rotta.

In questo senso, possiamo definire “Rebellion Rises” come una sorta di manifesto di pace?

È un manifesto del genere umano, non è solo un manifesto di pace. Questo album è la voce di tutti noi, la voce dell’umanità. E’ la tua voce, la mia voce, la nostra voce.

Anno 2018, come vedi il genere reggae nel contesto discografico globale?

Il reggae è una forza positiva in questo mondo, qualcosa che ci tiene tutti uniti. Credo che il mondo di oggi – anche quello discografico – abbia tanto bisogno della musica reggae.

E – secondo te – qual è secondo il segreto della musica reggae, che gli ha permesso di resistere per così tanto tempo?

Direi che il segreto sono le sue fondamenta, che sono davvero forti e si nutrono di tutto ciò che accade nel mondo.

In generale, che musica hai ascoltato di più durante la genesi dell’album?

Ho costantemente bisogno di ascoltare musica, ma non sempre mi ricordo cosa. In generale amo molto la musica rap, r’n’b, rock’n roll, un po’ tutto quello che mi capita tra le mani.

Parliamo un po’ di tuo padre Bob: senti addosso una certa responsabilità ad essere suo figlio?

La responsabilità che sento non riguarda tanto chi sia mio padre, quanto chi sono io: è già una grossa responsabilità appartenere al genere umano. Mio padre è stato sicuramente un grande esempio per me, ma come lo è stata anche mia madre. La mia responsabilità – però – è la stessa di tutti.

Che ricordo hai di tuo padre? Magari qualche aneddoto, qualcosa che non hai mai raccontato prima.

Mi ricordo con nostalgia una volta che siamo andati in Africa per celebrare l’indipendenza dello Zimbabwe dall’Inghilterra assieme a lui, la sua band e mio fratello Stephen: è stata un’esperienza incredibile.

Ti vedremo dal vivo in Italia per una data unica il 29 giugno a Legnano: cosa ci possiamo aspettare da questo show?

Sarà una grande occasione per unire le nostre voci contro l’odio e contro le divisioni, questo è esattamente ciò di cui parla il tour. È tanto tempo che non vengo in Italia ma amo il vostro Paese dalla prima volta in cui vi ho messo piede: mi piace la gente, il cibo, il calcio e quindi ogni volta sono pieno di motivi per tornare.

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