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Intervista ai Boomdabash: "Noi, barracuda in un mare di squali"

A poche ore dall'uscita di "Barracuda" abbiamo fatto due chiacchiere con i Boomdabash, parlando di reggae, Salento e della Loredana nazionale.

Chi lo dice che il reggae non va più di moda? I Boomdabash sono pronti a farvi ricredere, dominando l’estate con le loro hit fresche e coinvolgenti.

Era il 2002 quando quattro giovani salentini muovevano i primi passi sull’ancora acerba scena reggae italiana. Le dance hall invadevano i club di tutto il paese e milioni di ragazzi impazzivano sulle note di questo genere nato sulla scia del rocksteady. Blazon, Biggie, Bash, Payà e Ketra avrebbero – di lì a poco – fatto il botto, imponendosi come una delle migliori band reggae d’Italia. Non una meteora, ma un gruppo tuttora presente in radio e sulle piattaforme di streaming e che attualmente occupa il primo posto della classifica airplay radio con il singolo “Non ti dico no”, inciso assieme a Loredana Bertè.

Una delle qualità più caratterizzanti dei Boomdabash è il modo di cantare e comporre i testi: la lingua usata, infatti, è un mix di patois giamaicano e dialetto salentino. Un miscuglio che è stato ben accolto dal grande pubblico e che ha fatto schizzare alle stelle le vendite degli album. Quattro sono i dischi che i Boomdabash hanno all’attivo: Uno (2008), Mad(e) in Italy (2011), Super Heroes (2013) e Radio Revolution (2015). Venerdì 15 giugno esce invece il nuovo lavoro della band, attesissimo in tutta Italia: stiamo parlando di “Barracuda”, ossia quello che promette di essere uno degli album dell’estate. Come anticipato dai primi due singoli estratti dal disco, “Barracuda” contiene numerose collaborazioni prestigiose. Loredana Bertè, Fabri Fibra, Jake La Furia, Rocco Hunt, Alborosie e Sergio Sylvestre sono gli artisti che hanno partecipato alla realizzazione di questo album.

Negli anni i Boomdabash hanno più volte cambiato pelle, come lucertole sotto gli ulivi del Salento, mantenendo però forte e chiara la loro anima reggae. Anche per questo motivo sono riusciti a resistere all’interno della scena musicale mainstream e underground, e ancora oggi piacciono a persone di diverse generazioni e con gusti differenti.  Il 15 giugno, giorno dell’uscita del nuovo album, partirà il “Barracuda instore tour”, che toccherà diverse città italiane. Il 23 giugno, invece, inizia da Bari il “Barracuda live tour 2018”, per approdare il 28 luglio a Senigallia, il 9 agosto a Vasto, il 25 al Magnolia di Milano e il 3 settembre all’Arena di Verona. Ecco la nostra chiacchierata con i Boomdabash.

intervista boomdabash supereva

Se ricordo bene, due di voi vivono a Milano e gli altri due in Salento. È ancora così?

No, adesso siamo tre contro uno: l’unico rimasto a Milano è Ketra, il nostro beatmaker. Tre quarti si sono ricongiunti.

E in tutto questo tempo sono diventati più salentini i due milanesi o più milanesi i due salentini?

Mah, guarda, il salentino è un personaggio che si trova ovunque, in qualsiasi parte del globo. In tutto il mondo c’è una forte carica di salentinità che chiaramente influenza poi anche le altre persone.

Parliamo di questo album – Barracuda – in uscita venerdì 15 giugno. Come avete lavorato: vi siete trovati quotidianamente, oppure è stato un work in progress a distanza?

“Barracuda” è stato un album che ha avuto un periodo di lavorazione decisamente lungo e pesante, più precisamente due anni. La parte centrale l’abbiamo fatta tutti insieme, mentre la pre-produzione è stata realizzata nello studio di Takagi & Ketra a Milano.

E poi, dove lo avete registrato?

Lo abbiamo registrato giù, nel nostro studio a Mesagne.

“Non ti dico no” si candida ad essere uno dei tormentoni dell’estate 2018.

Speriamo, dai.

Com’è stato lavorare con la Loredana nazionale?

Molto emozionante, all’ennesima potenza. E’ stato anche decisamente costruttivo perché lei è un mostro sacro e ha tantissime cose da raccontare e da insegnare. All’inizio c’è stata un po’ di ansia da prestazione, stiamo parlando comunque di un’artista che ha un peso specifico non indifferente, ma lei ci ha messi subito a nostro agio. Le fasi di registrazione del pezzo sono durate pochissimo perché lei è una da “buona la prima!”: è un’artista molto navigata e una volta entrata in studio ha buttato giù la sua parte in maniera praticamente perfetta. E’ stata una dell’esperienze più belle di tutti questi anni di carriera.

Parliamo invece del brano che dà il nome all’album – “Barracuda” – il cui ritornello recita: “Nuoto veloce come un barracuda, in questo mare di squali paura nessuna”. Ovviamente tutti questi elementi acquatici sono – a modo loro – carichi di metafora. Restringendo al mondo della musica: chi sono gli squali?

La metafora che sta dietro al concept del disco è che il mare sia il business musicale, il “music game”, e gli squali siano tutte quegli individui che si muovono in questo mondo. Alcuni di loro sono molto umili e leali, altri invece no. E quindi, per riuscire a raccapezzarsi in questo panorama che non è facile da gestire, bisogna avere l’attitudine di un barracuda.

Anche in questo album, come in tutti i vostri lavori, il dialetto Salentino si fonde con le altre lingue. Che significato ha per voi questo meltin pot linguistico?

Ha una valenza fortissima per noi: significa identità, significa portare una bandiera e soprattutto significa orgoglio, perché noi siamo orgogliosi di essere nati e cresciuti in Salento. E poi è anche una piccola missione: quello che Boomdabash pensa di fare da anni è di riuscire a far parlare del Salento, della Puglia e più in generale di tutto il Sud Italia come un luogo pieno di menti positive, di persone che vogliono creare e quindi far risaltare questo posto non solo per gli episodi negativi saliti agli onori della cronaca, ma anche per cose belle come la nostra musica o quella di tantissimi altri artisti nati qui in Salento.

Ho fatto la stessa domanda un paio di settimane fa a Ziggy Marley e vorrei rifarla anche a voi, che siete stati tra i primi a far diventare popolare il reggae: anno 2018, come vedete questo genere nel contesto discografico globale?

In Italia il reggae è un genere che non ha sempre mantenuto un’onda continua ma a livello radiofonico e discografico ha avuto diversi di alti e bassi. A livello mondiale è invece un genere con una storia molto pesante, anche grazie ad un profeta di proporzioni immani quale Bob Marley. Forse in Italia c’è meno attenzione verso questo genere, paragonando il nostro ad altri Paesi europei: per esempio in Germania o in Francia le major hanno molta più attenzione verso il reggae. Comunque ultimamente anche in Italia questa tendenza si sta invertendo anche grazie a gruppi come i Boomdabash, che hanno lavorato tanti anni per portare questo genere un po’ più sotto i riflettori.

Il 26 agosto dell’anno scorso siete stati ospiti della Notte della Taranta a Melpignano. Vi volevo chiedere innanzi tutto che esperienza è stata per voi – da salentini – salire su quel palco e se ci tornereste volentieri.

E’ stata un’esperienza bellissima; La Notte della Taranta è ormai diventato un palco molto ambito non solo per gli artisti salentini e sicuramente è una manifestazione anche più importante per noi che siamo “nativi”, perché apre al mondo quelle che sono le nostre tradizioni e la nostra cultura che fino a poco tempo fa erano un po’ ghettizzate e quindi è un’ottima vetrina per far vedere al mondo cos’è il Salento, cos’è la nostra storia.  Speriamo di ritornarci, insomma.

Intanto, ci accontentiamo del “Barracuda Summer Tour” che parte il 23 giugno da Bari. Ci potete anticipare qualcosa?

Come hai detto, il tour parte il 23 da Bari e ci saranno all’incirca 22 tappe, fino a fine settembre. Il set-up del palco sarà completamente nuovo e la scaletta sarà molto ampliata, con 24-25 pezzi in totale. Stiamo preparando uno spettacolo molto carico, esplosivo; oltre ai soliti momenti più leggeri, ci saranno però anche sicuramente dei momenti di riflessione un po’ più importanti.

E infatti anche “Barracuda” coniuga questa anima un po’ più “estiva”  e leggera, con anche un messaggio sociale più rilevante.

Quella è l’anima dei Boomdabash, da quindici anni noi abbiamo felicemente convissuto con questa dualità: siamo dei ragazzi che si vogliono divertire, ma allo stesso tempo attenti a certe tematiche sociali, etiche e morali.

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